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OMICIDIO NEMTSOV/ Arrestati sospetti, sono due caucasici

Con una rapidità senza precedenti in questi frangenti, i servizi segreti russi hanno fermato due persone di origine caucasica sospettate di aver partecipato «all’organizzazione e all’esecuzione» dell’ omicidio di Boris Nemtsov, l’ex vicepremier ieltsiniano diventato uno dei principali oppositori di Putin. «Si chiamano Anzor Gubashev e Zaur Dadayev, il presidente è stato informato», ha annunciato trionfalmente alla tv di Stato Aleksandr Bortnikov, capo dell’Fsb, nove giorni dopo l’eclatante delitto che ha scosso il mondo e messo in imbarazzo il Cremlino. «L’indagine prosegue», ha aggiunto Vladimir Markin, portavoce del comitato investigativo, che indaga insieme all’Fsb e al ministero dell’ interno. Secondo l’autorevole quotidiano Kommersant, i due avrebbero già confessato. Ma ufficialmente non sono stati forniti altri dettagli, anche se in serata il primo canale statale ha sostenuto che si tratta di due cugini di 32 e 33 anni: Gubashev da vari anni a Mosca come guardia di sicurezza in un ipermercato, Dadayev da dieci nel battaglione del ministero dell’interno ceceno ‘Sever« (Nord), come confermato dalla madre e da Albert Barakhaiev, segretario del consiglio di sicurezza dell’Inguscezia, dove entrambi sono stati catturati nei giorni scorsi in due diversi distretti. Gli inquirenti, secondo l’emittente, non escludono la loro appartenenza ad un movimento islamico radicale del Caucaso e quindi, in tal caso, potrebbe rivelarsi non prima di fondamento una delle piste finora ipotizzate, forse la meno convincente: quella di una vendetta per le posizioni di Nemtsov sulla vicenda di Charlie Hebdo. Ma lo stesso Bortnikov ha ribadito che al momento restano in piedi tutte quelle formulate finora: dal tentativo interno o esterno di destabilizzare il Paese al malcontento dei nazionalisti russi per la critica di Nemtsov al ruolo di Mosca nella crisi ucraina, da una vendetta per motivi di gelosia (la fidanzata era una giovane modella ucraina) o di affari, sino ad un attacco degli estremisti islamici legato a Charlie Hebdo. La madre di Dudayev, Aimani’, ha detto al primo canale tv di non credere alla colpevolezza del figlio. »Ha combattuto i wahabiti, ha servito dignitosamente la patria, non poteva perpetrare questo delitto«, ha assicurato tra la lacrime. E l’oppositore Ilia’ Iashin si chiede su Twitter se Zaur Dadaiev, non sia »lo stesso che e’ stato decorato con la medaglia al merito da Putin«: il sito del governo ceceno, filo Cremlino, indica che nell’ottobre 2010 questo riconoscimento e’ stato attribuito a un certo »sergente Zaur Dadayev«, della 46/a brigata delle truppe interne in Cecenia. Difficile si tratti di un’omonimia dopo le rivelazioni della madre di Dadayev e la conferma del consiglio di sicurezza inguscio. Altri dettagli sono trapelati da fonti vicine all’ inchiesta. Ad esempio, che gli investigatori hanno trovato subito buoni indizi: l’auto dell’imboscata individuata »molto rapidamente«, con all’interno »materiali biologici« (forse capelli) utili per identificare i killer, immagini chiare dei sospettati grazie alle registrazioni del sistema di video sorveglianza cittadino, i tabulati delle telefonate. Lifenews, sito con buoni agganci nei servizi segreti, sostiene che sono ricercate altre quattro persone, complici sospettati di aver fornito l’arma del delitto e di aver pedinato la vittima. Alcuni media scrivono che gli investigatori hanno potuto contare su altri testimoni più precisi di Anna Duritskaya, la compagna di Nemtsov che ieri ha denunciato di aver ricevuto minacce: funzionari delle forze dell’ordine, forse un paio di agenti dell’ Fsb che stavano pedinando Nemtsov ma in vista della imminente marcia anti Putin. E una fonte vicina all’inchiesta lascia trapelare che le tracce del mandante potrebbero portare all’ estero. In ogni caso la provenienza dei fermati non e’ di per se’ significativa perche’ spesso le diverse etnie caucasiche sono la componente principale della manovalanza criminale, soprattutto per i delitti su commissione, dal giornalista americano di Forbes Paul Klebnikov ad Anna Politkovskaia. Oppositori ed esponenti dei diritti umani hanno accolto con scetticismo la notizia del fermo, chiedendo in particolare che siano individuati anche i mandanti dell’omicidio. Pure nel caso Politkovskaya, di cui colpiscono le analogie con l’omicidio Nemtsov (stessa arma, una pistola Makarov, e killer caucasici), sono stati condannati dopo tre processi gli esecutori (tre fratelli ceceni) e gli organizzatori (lo zio con la copertura di un paio di poliziotti), ma i mandanti restano ignoti. E Iashin spera che i due fermati non siano semplicemente dei »capri espiatori«

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