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VITERBO/ Belcolle, la beffa delle nuove sale operatorie. Pronte ma chiuse

Le nuove sale operatorie di Belcolle sono ufficialmente terminate. Lo stato finale dei lavori è stato approvato dal commissario straordinario Luigi Macchitella che ha inviato la documentazione in Regione per il via libera al pagamento. Quanto sono costate? 3.856.896 euro. Una buona notizia ma solo a metà. Perché di fatto finché non partiranno i lavori per il completamento del corpo A3, saranno inutilizzabili. Tutta colpa dell’ingresso del nuovo complesso operatorio che si affaccia sul cantiere dell’ala incompleta dell’ospedale.
Cosa succede ora? «Serviranno sei mesi – spiega Macchitella – per effettuare i collaudi». E serviranno tutti. Da verificare c’è innanzitutto il corretto funzionamento dell’impianto di aria condizionata, sia interno sia esterno. Poi, ci sono da realizzare tutti i lavori complementari come la realizzazione della centralina termica che alimenterà il complesso.
Per mettere fine a questa storia, occorrerà comunque attendere il completamento dell’ospedale. «Se ad aprile verrà pubblicata la sentenza del Consiglio di Stato allora – aggiunge – potremo partire coi lavori, realizzando centrale e collegamenti nel giro di pochi mesi. Ma siamo appesi alla giustizia amministrativa, purtroppo». Giustizia che dovrebbe mettere fine al braccio di ferro giuridico tra le prime due ditte che hanno partecipato al bando. Per ora, la vincitrice (una Ati, ovvero associazione temporanea di imprese tra Insel spa e Consorzio cooperative costruzioni) sta realizzando gli interventi propedeutici all’avvio del cantiere, come l’installazione dei ponteggi. Soltanto dopo il deposito della sentenza, però, l’affidamento del cantiere potrà essere formalizzato. Poi, scatteranno i 270 giorni lavorativi per la consegna dell’opera. In pratica, quasi dieci mesi. Fatti salvi i sei per il collaudo delle sale, prima di poterle utilizzare il nuovo complesso mancheranno altri quattro mesi, bene che vada.

La vicenda delle nuove sale operatorie inizia nel 2006. E’ allora che i locali dell’ospedale Grande degli infermi vengono dichiarati inagibili e quindi la struttura, in cui erano rimasti solo alcuni ambulatori, viene definitivamente chiusa. A quel punto, i fondi già stanziati dalla Regione per la ristrutturazione del vecchio stabile sono dirottati per volere dell’allora direttore generale, Giuseppe Maria Aloisio, su Belcolle.

In particolare, la direzione decide di usarli per costruire un nuovo blocco operatorio. Il progetto consiste in dieci sale al piano zero, sotto gli attuali pronto soccorso e rianimazione. Peccato che i progettisti non abbiano previsto il collegamento con la porzione di ospedale già funzionante.

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