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Il “bazooka di Draghi”, partita l’operazione, le Borse restano fredde

Ore 14:45. Il via ufficiale del Quantitative easing della Bce, che fino al settembre 2016 inietterà sui mercati 60 miliardi di euro con l’obiettivo di rilanciare l’Europa con il calo dei tassi e la ripresa dell’export, coincide con le prime prese di beneficio delle Borse che nelle ultime settimane erano salite ai loro massimi storici (in particolare Londra e Francoforte) proprio in vista della manovra di Francoforte. Gli investitori cercano quindi di monetizzare il rally delle ultime sedute, in previsione anche di quello che potrebbe accadere negli Stati Uniti. Gli ultimi dati sull’occupazione hanno mostrato hanno mostrato un’economia in salute e in solida ripresa: per questo i mercati temono che la Fed possa decidere di avviare il rialzo dei tassi già a giugno.
Mario Draghi ha intanto iniziato a rastrellare titoli sul mercato e, secondo quanto riportano alcuni trader a Bloomberg, avrebbe iniziato lo shopping dai Bund tedeschi per poi estenderlo ad altri strumenti includendo quelli italiani. D’altra parte, considerando che gli acquisti avvengono in base alla partecipazione delle Banche nazionali nell’Eurotower, e che la Bundesbank ha la quota maggiore, proprio i Bund saranno gli strumenti più acquistati dalla Bce (che può spingersi a mettere nel portafoglio dell’Eurosistema strumenti con rendimenti negativi fino a -0,2%). Per il momento, invece, non può arrivare alcun sostegno ad Atene: il governo greco deve prima siglare l’accordo con i partner e poi rimborsare i prestiti in scadenza entro l’estate perché la Bce possa intervenire sul suo debito pubblico, che ha rating ‘spazzatura’ ed è già presente in quantità eccessiva in pancia alla Banca centrale.

Gli effetti più importanti del Qe si vedono sul rendimento dei titoli di Stato e sul calo dello spread: anche per questo l’attenzione – in Italia – è rivolta alle prossime aste di Bot e Btp in agenda mercoledì e giovedì. Ad alimentare le preoccupazione dei mercati contribuisce comunque la crisi greca: oggi si riunisce l’Eurogruppo, che però ha già bocciato le proposte di Atene annunciando che a marzo non riceverà alcun prestito.

Proprio la Borsa di Atene è quella che soffre maggiormente: scivola di oltre tre punti percentuali mentre il rendimento dei titoli decennali si avvicina pericolosamente al 10%. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è in leggero rialzo sopra la soglia di 98 punti base con i titoli italiani che rendono l’1,3%. A Milano, Piazza Affari apre in rosso poi torna in positivo dello 0,4% ai massimi dal 2011. Deboli gli altri mercati del Vecchio continente: Londra cede lo 0,6%, Parigi arretra dello 0,5% e Francoforte tiene la pari. Ancora debole la moneta unica europea che resta ai minimi dal 2003 contro il dollaro toccati venerdì: l’euro passa di mano a 1,08; lo yen è a 131,3.

Apertura in territorio positivo per Wall Street: il Dow Jones sale dello 0,15% a 17.874 punti, il Nasdaq avanza dello 0,21% mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,18%. La Borsa Usa è reduce da una seduta archiviata ai ai minimi di giornata, colpa dei timori per un rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, magari già a giugno. A riaccenderli è stato il rapporto sull’occupazione americana, a febbraio decisamente migliore delle stime.

Dal punto di vista macroeconomico, la seduta odierna è piuttosto avara di appuntamenti di rilievo (l’agenda): in Germania si registra il lieve calo del surplus della bilancia commerciale tedesca che a gennaio è risultato pari a 19,7 miliardi dai 21,39 miliardi di dicembre. Il saldo è frutto di esportazioni in calo del 2,1% sul mese e di importazioni in calo dello 0,3 per cento. Per il superindice Ocse la crescita economica nell’Eurozona mostra segnali di “inflessione positiva”, e “le prospettive per l’Italia e la Francia sono ugualmente migliorate”.

Il Giappone, intanto, è uscito dalla recessione tecnica nel trimestre ottobre-dicembre 2014, ma a un passo più lento rispetto ai dati preliminari: il Pil cresce dello 0,4% su base congiunturale e dell’1,5% su base annuale a fronte, rispettivamente dello 0,6% e del 2,2% annunciati dall’Ufficio di gabinetto il 16 febbraio. L’economia nipponica registra a gennaio un surplus delle partite correnti per il settimo mese di fila, pari a 61,4 miliardi di yen (circa 470 milioni di euro), sostenuto dall’aumento delle esportazioni e dall’indebolimento dello yen. Si tratta, secondo i dati del ministero delle Finanze, di una netta inversione di tendenza sul “rosso” di 1.590 miliardi di yen di gennaio 2014: grazie all’export in aumento del 15,3% e all’import in calo dell’8,9%, il deficit commerciale scende in 12 mesi da 1.540 miliardi a 864,2 miliardi di yen.

In mattinata la Borsa di Tokyo ha terminato gli scambi a -0,95%, scontando il deludente dato del Pil e l’occupazione Usa di febbraio che venerdì ha certificato la creazione di 295.000 posti di lavoro, consolidando l’ipotesi di un prossimo rialzo dei tassi. L’indice Nikkei, nel giorno dell’avvio del Qe da parte della Bce e con le turbolenze legate al salvataggio della Grecia, cede 180,32 punti e si attesta a quota 18.790,55.

Sul fronte delle materie prime, il petrolio apre in calo a New York, dove le quotazioni perdono lo 0,46% a 49,38 dollari al barile. In liev

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