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Rai, il piano Renzi: al vertice manager nominato dal governo, alle Camere solo il controllo

Il cavallo di viale Mazzini avrà tra poco in groppa un solo cavaliere. Un vero amministratore delegato, con poteri ampi, come in qualunque azienda privata. “Modello codice civile”, spiegano nel governo. E nominato direttamente dall’esecutivo. È questa la principale innovazione della governance Rai immaginata da Renzi per superare la legge Gasparri. Un modello che porta a rottamare l’attuale gestione mista Cda-direttore generale, nel tentativo di allontanare i partiti dall’amministrazione diretta dell’azienda. Ma che, accentrando in capo al governo la scelta dell’amministratore unico, non mancherà di sollevare polemiche.
I PUNTI
1. In settimana al Consiglio dei ministri arriveranno le linee guida della riforma della Rai. Sarà un disegno di legge governativo, non un decreto. Se dovesse servire non è esclusa una proroga dell’attuale vertice di viale Mazzini, che altrimenti scadrebbe entro giugno

2. Come per la buona scuola, sul progetto di riforma della Rai ci sarà una consultazione ristretta con i pareri di 30 esperti. Gli aspetti su cui riflettere riguardano soprattutto la governance di viale Mazzini, rivoluzionata a partire dal numero dei membri del consiglio di amministrazione che passeranno da 9 a 5.

3.Con la riforma scende il sipario sulla figura del direttore generale (oggi Luigi Gubitosi). L’azienda di Viale Mazzini sarà guidata da un amministratore delegato, con tutti i poteri dell’ad di una società privata. Fine della cogestione con il Consiglio di amministrazione.

4. Nel progetto del governo la commissione parlamentare di Vigilanza Rai resterebbe come organo di controllo, ma non avrebbe più il compito di nominare i membri del consiglio di amministrazione come avviene oggi.

5. Una delle ipotesi è la nascita di un consiglio di sorveglianza cui sarebbe demandata la nomina degli esponenti del consiglio di amministrazione Rai. Ma non è escluso che la scelta venga lasciato al Parlamento riunito in seduta comune come avviene per l’elezione dei giudici del Csm e della Consulta.

6. Il canone sarà dimezzato, 65 euro al posto dei 113,5 di oggi. È la tassa più evasa al Sud, con picchi per esempio in Campania. Da qui la decisione di abbinarlo alla bolletta dell’energia elettrica e il pagamento sarà richiesto per ciascuna utenza, a prescindere dal denunciato possesso o meno di una tv.

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