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Mattarella rassicura le toghe, valuteremo gli effetti della legge

Andare avanti «senza timori» nell’azione giudiziaria, sia perche’ il Governo non ha alcun intento punitivo, sia perche’ il Quirinale vigilerà sui reali effetti della nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati della quale «andranno attentamente valutati gli effetti concreti» della sua applicazione. Sergio Mattarella parla di uno dei temi caldi – forse sarebbe meglio dire bollente, almeno a sentire gli allarmi dell’Anm – del mondo della Giustizia e lo fa con la cautela che lo contraddistingue. Palcoscenico ideale dell’intervento presidenziale è il salone degli specchi del Quirinale dove sono riuniti ben 346 giovani Magistrati in tirocinio accompagnati dal vicepresidente del Csm Giovanni Legnini che ha subito aperto il campo a Mattarella spiegando senza peli sulla lingua che il magistrato deve «evitare di indulgere in chiusure corporative» ma soprattutto «si deve guardare dalle lusinghe dell’effimero protagonismo». Ciò chiarito, tocca al capo dello Stato rassicurare le toghe che sbandano sotto il peso della doppia botta ricevuta dopo il provvedimento del Governo che gli ha abbassato l’età pensionabile (da 75 a 70 anni con una prevedibile uscita di circa 500 magistrati di alto livello nei prossimi tre anni) e la norma sulla responsabilità civile dei magistrati. E Mattarella lo fa senza criticare i provvedimenti ma fornendo la sua autorevole garanzia che quanto detto dal ministro della Giustizia («dovremo poi valutare gli effetti concreti») non rimarranno parole al vento. A conferma di questa sua assicurazione Mattarella ricorda che il Consiglio superiore della magistratura è «organo di garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza della funzione giudiziaria» e che lui, «nella duplice veste di presidente della Repubblica e di presidente del Csm», sarà sempre «attento custode» di questi valori. Ma ciò non significa che il presidente apra le porte del Quirinale al merito delle critiche di gran parte delle toghe alla responsabilità civile, ne’ tantomeno appoggi velate minacce di passare ad un esercizio burocratico della professione per evitare rischi di sanzioni: «Seguire il modello di magistrato ispirato all’attuazione dei valori etici ordinamentali vi aiuterà ad affrontare con serenità i compiti che vi aspettano e a non lasciarvi condizionare dal timore di subire le conseguenze di eventuali azioni di responsabilità», ha aggiunto rivolto ai giovani magistrati ai quali chiede «coraggio e umiltà». Alle giovani toghe preferisce indirizzare altri e più etici messaggi ricordandogli i principi morali che sono alla base della professione che si accingono ad esercitare. Senza dimenticare la necessità di un sempre maggiore impegno nella lotta alla corruzione. Tema, quest’ultimo, che sta particolarmente a cuore al neo presidente. «Non sarà mai abbastanza sottolineata l’alterazione grave che deriva alla vita pubblica e al sistema delle imprese dal dirottamento fraudolento di risorse verso il mondo parallelo della corruzione», spiega chiedendo contestualmente «tempi rapidi» dei processi per garantire la «certezza del diritto». E in questo quadro emerge anche una preoccupazione di Mattarella sui diritti umani, «la dignità delle persone» che non deve mai essere violata. E quindi sembra chiedere – seppur con quel suo linguaggio felpato – una maggiore attenzione alle misure cautelari, alle detenzioni eccessive, in sostanza agli eccessi delle manette. «Il magistrato osservi scrupolosamente» i doveri indicati dalla legge: «imparzialità, correttezza, diligenza, laboriosità, riserbo, equilibrio e soprattutto rispetto della dignità della persona. E consentitemi di sottolineare in particolare quest’ultimo elemento essenziale».

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