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Vercelli: omicidio Matilda, la Cassazione riapre il caso

La Cassazione riapre il caso Matilda. A dieci anni dalla morte della bimba di 23 mesi, è stato accolto il ricorso degli avvocati della madre, Elena Romani, contro il non luogo a procedere nei confronti del suo compagno di allora, Antonio Cangialosi. Il fascicolo torna quindi in tribunale a Vercelli, dove sarà affidato a un nuovo giudice. «Una vittoria per noi», commentano i legali Roberto Scheda e Tiberio Massironi, che ora affilano le armi per l’ennesimo round giudiziario di una vicenda ancora senza fine. E, soprattutto, senza un colpevole. Dopo l’assoluzione nel 2012 in via definitiva della madre, hostess di Busto Arsizio (Varese), la procura aveva chiesto il rinvio a giudizio per Cangialosi. Lo scorso 3 giugno, però, il gip di Vercelli Paolo Bargero aveva confermato il non luogo a procedere nei confronti dell’uomo. Eppure i due erano soli nella villetta di Roasio (Vercelli), il 2 luglio di dieci anni fa, quando la bimba, nata da una precedente relazione della madre, si era sentita male ed era poi morta per le conseguenze di una lesione alla schiena. La bimba, che era stata messa a dormire nel letto matrimoniale, piangeva disperatamente: aveva vomitato sulle lenzuola. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la mamma la lavò, poi uscì a stendere i panni. Il convivente restò con la piccina e, ad un certo punto, vedendo che continuava a stare male, chiamò un’ambulanza. Inutilmente. Ma chi era stato a procurare le lesioni sul corpicino di Matilda? Scagionata in primo grado, Elena in appello trovò un giudice, Alberto Oggè, che non solo confermò l’assoluzione, ma indicò in Cangialosi l’autore di un gesto «insensato e feroce»: l’uomo, che secondo il magistrato non amava quella bimba non sua, una volta rimasto solo le aveva posato un piede dietro le spalle, schiacciandolo fino a farle un male irreparabile. E così, mentre la Romani usciva di scena, il bodyguard – che pure era già stato prosciolto una prima volta – ha dovuto fronteggiare una nuova inchiesta. Fino al non luogo a procedere dello scorso 3 giugno, su cui con ogni probabilità sono stati decisivi i risultati dell’ultima perizia, che non ha confermato la ricostruzione del giudice Oggè. In serata l’ennesimo colpo di scena. Per i giudici supremi quel trauma venne prodotto «durante l’assenza dall’abitazione della Romani, uscita nel cortile per stendere all’aria il cuscino lavato». Quindi, il non luogo a procedere nei confronti dell’uomo è annullato. E il caso riaperto

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