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Gelo Cav-Verdini su Fi 2.0, il nodo del nuovo Nazareno

Nessuna apertura, ma una pausa di riflessione lunga alcune settimane, per poi tornare, dopo le Regionali, a concentrarsi sul nodo delle riforme e sul destino del Patto del Nazareno. È stato un incontro freddo, lungo 2 ore e interlocutorio, quello tra un Silvio Berlusconi rinfrancato dall’assoluzione sul caso Ruby e i due ‘kingmaker’ del Nazareno, Gianni Letta e Denis Verdini. In ballo c’era non solo il dissenso delle colombe dopo la svolta di FI sul ddl Boschi ma anche un malcontento più generale e diffuso con Verdini che sarebbe arrivato infatti a chiedere la ‘testa’ del ‘cerchio magico’ e il ritorno ad una reale leadership del partito da parte dell’ex Cavaliere. È stato un pressing a tutto campo, insomma, quello attuato dal senatore toscano, il giorno dopo la festa azzurra a Palazzo Grazioli, nei confronti dell’ex capo del governo in una riunione dalla quale sono stati esclusi tutti gli altri ‘big’ del partito. Paletti, quelli posti da Verdini, che includerebbero uno stop alla centralità di Maria Rosaria Rossi (ai minimi i rapporti tra i due) all’interno di FI e un ritorno al dialogo con il premier Matteo Renzi sulle riforme. Isolarsi e azzerare il dialogo con Palazzo Chigi, ora che non c’e’ più la spada di Damocle giudiziaria del caso Ruby, è controproducente, è stato il messaggio lanciato da Verdini, che non avrebbe mancato di citare alcuni dei vantaggi derivanti dal ritorno di FI ad un ruolo ‘costituente’, incluso il diverso atteggiamento che il governo potrebbe adottare su una futura modifica della legge Severino. Ma le parole di Verdini non hanno convinto il leader di FI. Chiedere la testa del ‘cerchio magico’ significa disconoscere le mie scelte, sarebbe stata la dura replica di Berlusconi nel corso della riunione. E anche sul ritorno al dialogo, nonostante il rischio di una scissione preannunciato dal documento dei 17 ‘filo-Nazareno’, l’ex capo del governo sarebbe stato tutt’altro che convinto. Troppo poca è infatti la fiducia nel suo interlocutore Renzi, politico abile ma che fa seguire ben pochi fatti ai suoi annunci, come ha ammesso lo stesso ex Cavaliere incontrando a pranzo il presidente del Ppe Joseph Daul. Una scarsa fiducia che, di fatto, si traduce nel timore che il premier, una volta incassato l’Italicum, voglia tornare subito alle urne. Anche per questo, alla fine, si sarebbe optato per rinviare il nodo del Patto del Nazareno a dopo le Regionali, rispetto alle quali, almeno sulla sponda Veneto, Berlusconi non ha cambiato idea: a chi gli presentava un sondaggio con FI al 7%, l’ex premier avrebbe risposto di preferire un simile esito, ma in alleanza con un partito vincente, piuttosto che una percentuale maggiore perdendo da soli. È sulle Regionali – utilizzando appieno la sua libertà dopo la sentenza di fine pena del tribunale di sorveglianza di Milano – che Berlusconi vuole ora concentrarsi per poi puntare al rinnovamento di un partito, di fatto, diviso in tre tronconi. Perché se i ‘verdiniani’, oggi, sono piuttosto lontani dal leader azzurro, lo sono ancor di più i Ricostruttori di Raffaele Fitto. Ieri, l’ex governatore della Puglia si è congratulato con il premier in una telefonata che non è andata oltre i formalismi. Sintomo che – come sottolineato da un ‘ricostruttore’ – dopo la ‘sbornia’ dell’assoluzione, la ferita che divide i fittiani e Berlusconi non si è affatto rimarginata

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