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Tosi-Zaia pronti al duello, scatta il risiko veneto

Più facile stare al coperto, e decidere all’ultimo su che ‘carro’ saltare, per molti dei presunti ‘fedelissimi’ di Flavio Tosi. Lo showdown in Lega, con la cacciata del sindaco ‘ribelle’, solo in apparenza semplifica le posizioni. Flavio Tosi e Luca Zaia sono adesso generali con due uniformi differenti. Si guardano da fronti opposti, e possono ‘comandare’ schieramenti di leghisti che, allo stato, vedono in netto vantaggio il governatore uscente. Zaia è sicuro nella ricandidatura, Tosi deve rompere gli ultimi indugi: «mi ci vorranno un paio di giorni» – ha detto – per scendere in campo nella corsa a Palazzo Balbi. E per i leghisti veneti che avevano giurato fedeltà al leader veronese non è facile metterci la faccia, rischiando la stessa fine di Flavio: la scomunica di Matteo Salvini. Pochi con Tosi, finora, molti di più quelli che restano nel Carroccio, quindi con Zaia. Il risiko leghista è appena iniziato e, stando ai ‘tosiani’, potrebbe riservare sorprese nelle prossime settimane. Chi ha fatto l’endorsement per Tosi si conta ad ogni modo sulle dita di una mano. Tra gli assessori della Lega in Giunta regionale, l’unico ‘tosiano’ di provata fede è rimasto Daniele Stival – appena dimesso dall’ospedale dopo un problema cardiaco – Più defilati, o riposizionati secondo le voci del Carroccio, sarebbero assessori ritenuti in passato ‘tosiani’, come Luca Coletto (sanità), Marino Finozzi (turismo), Maurizio Conte (ambiente). ‘Big’ che mai uscirebbero dalla Lega e che, per effetto contrario, sono perciò da inserire nelle ‘schiere’ di Zaia. Con il governatore vi sono inoltre l’assessore all’agricoltura, Franco Manzato, quello al bilancio, Roberto Ciambetti, e il capogruppo della Lega a palazzo Ferro Fini, Federico Caner. Nel ‘Parlamento’ veneto sono pochi, tra i 19 consiglieri leghisti, coloro che potrebbero passare nello schieramento ‘tosiano’. I più coraggiosi (o leali, secondo i punti di vista) sono stati Luca Baggio, presidente della Liga Veneta, e Matteo Toscani, vice presidente del Consiglio, che quando ancora mancava il finale del tira e molla con Milano sono usciti dal gruppo del Carroccio, fondando ‘Impegno con il Veneto’. Un nuovo gruppo che permetterebbe a Tosi di presentarsi alle elezioni con una sua lista senza bisogno di presentare le firme a sostegno. Più difficile capire come possono cambiare i rapporti di forza nel ‘direttivo’ della Liga, adesso che Tosi non ne fa più parte, e che le sorti dell’organismo sono in mano al commissario Gianpaolo Dozzo. Prima che Salvini togliesse i gradi al sindaco di Verona, questi poteva contare sulla netta maggioranza dei 19 componenti del Consiglio ‘nazionale’. Le ultime deliberazioni aveva visto votazioni concludersi sul 14-3, 13-3 in favore di Tosi. Infine gli uomini più in vista: parlamentari ed europarlamentari che, nel 2013 per Camera e Senato, e nel 2014 per Strasburgo, furono scelti dalla Liga Veneta guidata dall’ex segretario veronese. Alcuni ‘tosiani’ sono passati con Salvini, come l’eurodeputato veronese Lorenzo Fontana, altri – si parla di un gruppetto di 4-5 – starebbero meditando uno strappo clamoroso alla Camera e al Senato: l’uscita dal gruppo del Carroccio. Tra di loro, oltre a Patrizia Bisinella – senatrice e compagna di Tosi – potrebbe esserci la ‘maroniana’ Emanuela Munerato, oggi non tenera verso Salvini – «cacciare il segretario nazionale non è agire nell’interesse della Lega Nord» – quindi Raffaella Bellot e Matteo Bragantini. Scelte difficili perchè, ricordano i vecchi militanti, chi è uscito dalla Lega non ha più avuto futuro politico.

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