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Argentina, nasce la coalizione anti-Kirchner

L’opposizione argentina ha fatto il primo passo verso la presentazione di un candidato unico da contrapporre al fronte di Cristina Kirchner per le elezioni presidenziali dell’ottobre prossimo. I radicali – il più antico partito del paese – al termine di un movimentato congresso hanno scelto di presentare un unico candidato insieme al centrodestra del sindaco di Buenos Aires, Mauricio Macri, e alla Coalizione Civica (Cc) della più nota e polemica pasionaria antigovernativa, la deputata Elisa Carriò. Il prescelto dall’Unione Civica Radicale, che parteciperà alle primarie di coalizione, è il senatore Ernesto Sanz che si è imposto con il 60% dei delegati sulla minoranza che puntava invece su Sergio Massa, l’ex capo di gabinetto della Kirchner, passato all’opposizione e che vuole anche lui presentarsi come candidato alla Casa Rosada. Questa scelta di campo dei radicali segna una rottura rispetto alla strategia del centrosinistra nata alla fine degli anni ’90, che contava sull’appoggio di socialisti e peronisti dissidenti. Si chiamava Alianza e portò al potere Fernando De La Rua nel 1999, ma si sciolse poco dopo con la traumatica crisi che portò alla rinuncia del presidente nel dicembre del 2001, sotto l’onda del più grande default dei conti pubblici che ricordi la storia. Ora Sanz dovrà affrontare Macri e Carriò nelle primarie di agosto, per definire chi sarà il candidato che sfiderà non solo Massa ma anche e sopratutto il candidato peronista filogovernativo, ancora sconosciuto. Cristina Kirchner infatti non ha espresso il suo appoggio esplicito a nessuno dei vari aspiranti. Secondo gli analisti, i due unici nomi veramente in lizza nel peronismo pro governativo sono Daniel Scioli, attuale governatore della provincia di Buenos Aires – favorito dai sondaggi ma mal visto dall’ala più radicale del kirchnerismo – e Florencio Randazzo, ministro degli Interni molto vicino alla «presidenta» ma senza una vera base di consenso nell’elettorato. Un solo dato pare però ormai certo riguardo alle presidenziali di ottobre: in assenza di Cristina Fernandez de Kirchner – la Costituzione le vieta un terzo mandato – nessun candidato sembra essere in grado di ottenere una vittoria al primo turno, ossia con almeno il 40% dei voti e 10 punti di vantaggio sul secondo più votato. Il ballottaggio, insomma, è dato per scontato. Con l’alleanza con il centrodestra, i radicali scommettono sulla possibilità di portare avanti uno dei due nomi sui quali si giocherà quel ballottaggio. Ma la natura disomogenea della neonata alleanza, così come i dissidi interni dell’Ucr, influiranno sulla campagna elettorale tanto quanto il peso del candidato che otterrà la benedizione della «presidenta», chiunque esso sia.

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