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Veneto ultimo bastione della Lega, tosiani pronti alla scissione

Spunta il fattore rosa nella sfida a distanza tra Salvini e Tosi. A fare da apripista alla pattuglia dei leghisti pronti a fare le valige per trasferirsi nella nuova casa politica creata dal sindaco di Verona dopo il divorzio dal Carroccio, sono infatti tre donne. «Io, Raffaella Bellot e Emanuela Munerato – spiega Patrizia Bisinella, compagna di Tosi – ci stiamo attrezzando per lasciare il gruppo della Lega al Senato». Pur precisando che «nulla è ancora ufficiale» e che in questo periodo, «come sempre, continuano a lavorare con i loro colleghi al gruppo». A guardare il pallottoliere, con il sindaco di Verona dovrebbero passare tre parlamentari al Senato e quattro alla Camera. Per Montecitorio si fanno i nomi di Matteo Bragantini, Emanuele Prataviera, Roberto Caon e Dario Marcolin. Solo alcuni aspetti burocratici, si racconta nei corridoi di Palazzo Barbieri, hanno impedito l’annuncio del ‘divorzio’ già oggi. La scissione, per suonare ancora più pesante, dovrebbe avvenire, nella regia scenica tosiana, contemporaneamente per tutti entro e non oltre la settimana. Prove tecniche di riassestamento, dunque, in uno scenario che in Veneto vede sempre di più gli uomini del Ncd ago della bilancia di una partita delle alleanze dai contorni ancora sfumati. Bisinella afferma che per ora Tosi pensa di presentarsi alle regionali con proprie liste civiche. «Non ha ancora discusso alcuna alleanza con altre forze politiche, avendo deciso di scendere in campo solo la sera di giovedì scorso – dice – deve quindi per prima cosa organizzare la sua squadra partendo da quanti gli sono amici». Un concetto che ripete lo stesso Tosi. «Bisogna partire per forza da lì – conferma – per quella che è la nostra storia e perché le liste civiche rappresentano un fortissimo radicamento territoriale nel Veneto». In ogni caso, il sindaco ribelle si dice assolutamente conscio, guardando anche al passato politico, che la sua candidatura «è trasversale e ha portato via voti da una parte e dall’altra. Che questo possa oggettivamente cambiare uno scenario – sottolinea sicuro – è scontato». A chiarire come le strade tra Tosi e gli alfaniani stiano inevitabilmente diventando se non coincidenti almeno sempre più ravvicinate lo conferma anche Maurizio Lupi. La sua idea è chiara: le diverse anime del centrodestra che dovrebbero coagularsi sono «quella leghista di responsabilità rappresentata qui in Veneto da Flavio Tosi, l’area popolare di Ncd e Udc e quella di Forza Italia». «È una sfida importante – sottolinea durante la sua visita in Veneto – e noi la giocheremo comunque con Tosi. Sono convinto che qui ci saranno grandi sorprese e credo che il presidente Berlusconi non possa farsi scappare questa opportunità storica». Il ministro strizza l’occhio ai forzisti nell’invito ad abbandonare il carro di Zaia. Ma in casa azzurra si nicchia. Per bocca del coordinatore veneto Marco Marin, Forza Italia è orientata a preferire un nuovo tandem con Zaia, sulla scorta del buon lavoro di governo fatto nella passata legislatura. «Nel caso però che non ci fossero le condizioni perché ciò avvenga – ammette – scenderemo in campo con un nostro candidato». Che il fattore Tosi possa pesare e non poco sull’esito della tornata alle urne è decisamente convinta Alessandra Moretti, la sfidante dem del governatore. «Se fossi Zaia non sottovaluterei assolutamente questo aspetto – ammonisce l’esponente del Pd -. È un uomo molto arrabbiato, è stato deluso e ferito profondamente

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