| categoria: sanità Lazio

ARES 118/ Servizio sempre più esternalizzato, fino al 40% delle prestazioni

«Il servizio di emergenza 118 nella Regione Lazio è sempre più esternalizzato. Secondo uno studio condotto dalla UIL FPL di Roma e del Lazio, infatti, nella Regione Lazio, al 31 dicembre del 2014, il 40% delle postazioni nelle diverse strutture è gestito da soggetti esterni all’Ares 118, che comunque rimane titolare del servizio nel 60% dei casi. Troviamo numeri diversi, invece, andando ad analizzare separatamente le postazioni delle 4 Province del Lazio, di Roma Capitale e di quella che una volta era la Provincia di Roma, oggi Città Metropolitana». Così, in una nota, la Uil Fpl. «In testa alla classifica delle esternalizzazioni – prosegue la nota – troviamo le Province di Latina e Rieti, che con i rispettivi 63,3% e 56,25% di postazioni gestite da società esterne rispetto all’Ares 118, rappresentano in maniera chiara ed inequivocabile la progressiva esternalizzazione del servizio nella Regione Lazio. Molto vicino al 50% (47,6%) il dato che riguarda la Provincia di Viterbo. Discorso diverso per quanto concerne Roma e la sua area metropolitana, dove si registrano percentuali più basse di esternalizzazione (rispettivamente 38,1% e 30,4%) rispetto alle suddette tre province. Dato totalmente diverso rispetto a tutto il panorama regionale quello relativo alla Provincia di Frosinone, dove tutte le postazioni fanno riferimento all’Ares 118. Questo, chiaramente, porta a sviluppare costi importanti per le casse regionali che, ad esempio, per i primi tre mesi dell’anno in corso hanno sborsato più di 1 milione di euro per permettere la prosecuzione del servizio già assicurato a soggetti esterni nei mesi precedenti. Parliamo, dunque, di ingenti costi se solo pensiamo che questi dati si riferiscono ad un pagamento trimestrale per 15 postazioni di emergenza 118, su un totale regionale che ne conteggia circa 80 con servizio esternalizzato. Sempre legate all’aspetto sia economico che organizzativo sono le cosiddette attività di soccorso a chiamata spot, che sono collegate sia con i costi di gestione dell’emergenza 118, sia con le ormai famose problematiche dei pronto soccorso della Regione Lazio. La chiamata a spot, infatti, nasce come diretta conseguenza del blocco mezzi o del blocco barelle all’interno dei pronto soccorso delle varie strutture sanitarie pubbliche del Lazio. Per poter ricorrere in caso di necessità alle chiamate a spot per tutto lo scorso anno, i vertici dell’Ares 118 stanziarono circa 4.200.000 euro con una delibera del febbraio 2014. Questa cifra, grazie ad un’ulteriore delibera arrivata negli ultimi giorni dello scorso dicembre, è stata poi integrata di 2.800.000 euro, portando il budget complessivo per le chiamate a spot dell’anno 2014 a ben 7 milioni di euro, circa 700mila euro in più rispetto a quanto stanziato nel 2013. Questi dati, piuttosto allarmanti, sono sintomo di un sistematico processo di esternalizzazione, piuttosto silenzioso, del servizio di emergenza 118 della Regione Lazio. Un processo di cui non appaiono chiari né i criteri né i vantaggi per il nostro Servizio Sanitario Regionale». «In questo modo – commenta Massimo Mattei, segretario della UIL FPL di Roma e del Lazio – si rischia di ridurre la qualità del servizio offerto ai cittadini. Noi crediamo che la politica, primo responsabile di questo processo, debba prendere in mano la situazione, offrendo alla sanità pubblica gli strumenti necessari per un reale miglioramento dei servizi. In questo senso, la UIL FPL di Roma e del Lazio ha intenzione di chiedere alla Regione di istituire una apposita commissione ad hoc, con lo scopo sia di monitorare costantemente questi processi di esternalizzazione del 118, sia di produrre dati certi e fornire una regolamentazione, con standard validi, rispetto a tutte le postazioni del 118 presenti nel Lazio». «Una efficiente gestione manageriale di questo delicato servizio, infatti – conclude Mattei – non può essere basata totalmente sull’aspetto economico, appaltando i servizi ed affidandosi a cooperative esterne. È necessario, a nostro avviso, bloccare gli appalti ed utilizzare le risorse pubbliche per incrementare il capitale umano della sanità pubblica laziale, promuovendo nuove assunzioni di professionisti all’interno dell’Ares 118 con lo scopo di migliorare ulteriormente gli standard qualitativi di un servizio pubblico già d’eccellenza nel panorama nazionale».

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