| categoria: politica

CGIL stoppa Landini, il sindacato non sostituisce la politica

Non sembrano distendersi i nervi in casa Cgil: la segreteria della Cgil ha infatti bocciato la coalizione sociale di Landini senza mezzi termini spiegando che la domanda alla politica di maggior rappresentanza delle istanze del lavoro «non può però portare né la Cgil né alcuna sua struttura a sostituirsi alla stessa politica o alla promozione di formazioni politiche». Un primo tavolo di confronto, che si annuncia serrato, avrà luogo domani quando il leader delle tute blu e il segretario generale Susanna Camusso si incontreranno faccia a faccia. L’incontro ufficialmente è organizzato su richiesta della Fiom per discutere della preparazione della manifestazione di Roma del 28 marzo contro il Jobs Act, ma è impossibile immaginare che il vero argomento sul tavolo non divenga l’iniziativa messa in piedi da Landini. La segreteria, che non era convocata per discutere dell’iniziativa del leader Fiom, ha anche sottolineato come «la proposta di coalizione sociale implica in se stessa la negazione della prospettiva unitaria» dei sindacati che è obiettivo della Cgil. Le bacchettate del sindacato arrivano dopo un’altra giornata a alta tensione in cui Landini ha ribadito che la Cgil era a conoscenza del progetto di coalizione sociale, fatto negato domenica con una precisazione del portavoce di Susanna Camusso. «La proposta di una coalizione sociale non è di un singolo, ma è stata votata dall’assemblea Fiom di Cervia, alla presenza di un rappresentante della segreteria nazionale della Cgil», ha spiegato Landini. Il riferimento è alla presenza del segretario nazionale della Cgil, Franco Solari, all’assemblea dei metalmeccanici della Cgil che si è tenuta a fine febbraio. Su queste basi è difficile immaginare che l’incontro possa limitarsi alla preparazione della manifestazione, anche perché proprio la piazza del 28 ne potrebbe essere il battesimo. Lo scontro è ipotizzabile perché le posizioni sono distanti su diversi piani: in primo luogo sulla coalizione sociale, come ribadito dalla segreteria, ma anche sul tema Jobs Act. Se Landini punta infatti a un referendum abrogativo, la strategia della Cgil è quella raccogliere le firme per promuovere un disegno di legge di iniziativa popolare per il nuovo «statuto dei lavoratori». La Cgil però, in un documento inviato alle sue strutture, attacca anche Matteo Renzi: «Non è accettabile che usi una discussione interna all’organizzazione per strumentalizzare e svalorizzare posizioni e proposte della Cgil ed irridere lo straordinario successo delle recenti mobilitazioni».

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