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Telecom utile dopo tre anni, lancia convertibile da 2 miliardi

Telecom torna all’utile dopo tre anni. Senza più la svalutazione degli avviamenti i conti tornano in nero per 1,35 miliardi di euro (negativo per 674 milioni di euro nel 2013). Non è l’unica novità, il cda ha messo in cantiere una nuova operazione straordinaria da 2 miliardi di euro, collocando presso gli investitori istituzionali un bond a 7 anni convertibile in azioni di nuova emissione. Non ultimo il cda ha dato un altro ritocco alla governance preparandosi (con una proposta di modifica dello Statuto da sottoporre all’assemblea del maggio) a dire addio al sistema di rappresentanza, tanto contestato, che attribuisce i 4/5 dei posti in cda alla lista di maggioranza. Il cda propone ai soci di cambiare lo statuto e ‘tagliarè il premio di maggioranza, assegnando alla lista che ha ricevuto più voti i 2/3 degli amministratori da eleggere. I soci voteranno inoltre l’introduzione di un principio d’indipendenza in sede di rinnovo del cda di almeno la metà dei candidati e degli eletti di ciascuna lista. «Telecom è una grande azienda, e chi pensa che possa essere esportata da stranieri, scippata di notte, non esiste. Rimarrà italiana, al di fuori di chi è l’azionista di riferimento» ha commentato uno dei consiglieri, l’imprenditore franco-tunisino francese Tarak Ben Ammar a contorno dei rumors su un interesse di Orange. Ma sul tema del risiko delle tlc il tema caldo è piuttosto Metroweb. Il tavolo delle discussioni si è riaperto tra Cdp e Telecom ma è Vodafone a fare il primo passo ufficiale, firmando con F2i una lettera d’intenti che prevede tra le altre cose un accordo di riservatezza e rappresenta il primo passo, ancorchè solo formale spiegano fonti finanziarie, per proseguire nei colloqui in vista di un possibile investimento per realizzare la rete di banda ultralarga secondo il piano del Governo. Secondo fonti finanziarie il veicolo individuato per l’operazione sarebbe Metroweb Sviluppo, controllata al 100% da Metroweb Italia. Si partirebbe da qui per lavorare a un piano industriale congiunto, tutto da definire a partire però da alcuni punti fermi, il controllo dovrà essere pubblico e nessun operatore dovrà avere la maggioranza. Tornando ai conti, confermati i preliminari, con ricavi pari a 21,5 mld (-7,8%), un ebitda pari a 8,7 mld (-7,9%), l’indebitamento a 26,6 mld e il previsto dividendo di 0,275 euro per le sole azioni di risparmio. «L’andamento positivo del business dei primi mesi del 2015, in linea con gli obiettivi che ci eravamo prefissati, conferma che Telecom è sulla giusta traiettoria e sta tornando al ruolo che le compete di operatore di primaria importanza nel settore delle telecomunicazioni» è il commento dell’ad Marco Patuano che per l’anno in corso prevede un’ulteriore riduzione complessiva del mercato domestico anche se decisamente più contenuta rispetto a quella osservata negli scorsi esercizi, in particolare sul Mobile e in Brasile una crescita, seppur a tassi inferiori rispetto a quanto registrato negli anni precedenti. Infine il cda di Telecom e quello di Ti Media hanno confermato il percorso di integrazione approvando il progetto di fusione.

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