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TUNISI/ Tornano in patria le salme italiane, allarme sicurezza: possibili azioni emulative

Faranno rientro domani mattina a Roma le salme delle quattro vittime italiane uccise nell’attentato. Rientreranno con i loro familiari a bordo di un volo dell’Aeronautica. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni a Torino a margine della firma di un accordo con il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon precisando che dopo alcune ore di fermo a Roma per le attività della Procura lo stesso volo in serata porterà le quattro salme a Torino. Poi il ministro ha annunciato un incontro con i ministri francesi: “Domani abbiamo un incontro bilaterale con i ministri degli Esteri e della Difesa francese, in Normandia. Una delle ipotesi – ha aggiunto- è quella di organizzare una conferenza internazionale per sostenere attraverso donazioni e investimenti la Tunisia”. Ed ancora, ha ricordato “uno dei progetti importanti per l’Italia è il collegamento energetico tra Tunisia e Sicilia,che stiamo cercando di fare rientrare nei progetti del piano Juncker”. “Una cosa è certa – ha concluso – la Tunisia è un Paese che ha avuto un’esperienza di avanguardia dal punto di vista della democrazia e quindi è un Paese a cui dobbiamo qualcosa nonostante il lutto, che ci ha colpito”.
Dopo l’attentato di Tunisi non è possibile escludere azioni emulative in Italia è scritto in una circolare del Dipartimento di Pubblica Sicurezza nella quale si invitano gli organismi di sicurezza a “sensibilizzare ulteriormente” le misure di vigilanza a sedi diplomatiche tunisine e ai siti sensibili. La circolare, si legge, fa riferimento “all’irruzione di persone con armi da fuoco nel museo del Bardo di Tunisi, con vittime e feriti”. Alla luce dell’attacco dunque, sottolinea il Dipartimento, “non potendosi escludere che la circostanza possa determinare azioni improntate all’illegalità anche a carattere emulativo, si prega di voler ulteriormente sensibilizzare le misure di vigilanza e sicurezza”. Misure che riguardano “obiettivi diplomatico-consolari, con particolare riguardo a quelli tunisini” ma anche “sedi istituzionali e di ogni altro sito ritenuto esposto a rischio per la circostanza”.

Il premier Matteo Renzi ha parlato di “minaccia globale”: “Negli ultimi mesi sono stati colpiti Parigi, Copenaghen, Bruxelles stessa. Siamo di fronte a una minaccia globale e abbiamo bisogno di concentrare l’attenzione ancor di più sul Mediterraneo”. Renzi ha riconosciuto che il lavoro della ‘due giorni’ a Bruxelles è andato “nella direzione giusta”, ma ha rilevato che è “importante aiutare la Tunisia anche a livello economico” in modo che possa far fronte alle ricadute negative sul pil dopo l’attentato”. “E’ stato un attacco all’Europa e l’Europa deve rispondere”, era stato l’avvertimento del capo della diplomazia Ue, Federica Mogherini. Una condanna dell’attentato al Bardo è venuta anche da Hamas: il gruppo fondamentalista palestinese lo ha definito “un atto criminale sferrato contro civili” e “un crimine contro i valori umani e contro la Tunisia”. Gli occhi ovviamente sono sempre puntati sulla Libia, che condivide un tratto di frontiera con la Tunisia ed è precipitata nel caos.

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