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BOX/ Tangenti, emendamenti e programma, le mani del sistema su Ncd

Il programma di governo del partito, le prove dell’abito del figlio del ministro nella sede nazionale, l’intervento sui parlamentari affinché lavorino per far passare un emendamento fondamentale, le preoccupazioni per la possibile uscita dei ministri dall’esecutivo: gli uomini del ‘Sistema’ scoperto dalla procura di Firenze, a partire da Ercole Incalza, avevano messo le mani sul Nuovo centro destra. Dalle carte fiorentine emerge infatti un interessamento costante degli arrestati sul partito di Alfano e Lupi, che partecipano spesso a iniziative di Ncd. L’ultima, una cena di finanziamento che si è tenuta a Milano nel gennaio scorso. «Il contributo è libero – dice a Stefano Perotti una sua collaboratrice – però Raffaella (dipendente Ncd, ndr) m’ha detto che ‘informalmente noi chiediamo mille euro a invitato’.» Emblematiche sono anche le conversazioni intercettate dal Ros tra Incalza e Vito Bonsignore, ex vice presidente del Ppe, in merito ai problemi relativi alla non ammissibilità di un emendamento vitale per lo sviluppo dell’appalto per l’autostrada Orte-Mestre. Il 28 gennaio Incalza dice a Bonsignore che ha fatto presentare un ricorso a tre onorevoli, Pagano, Minardo e Bernardo. «Pagano è uno dei nostri…anche Bernardo…» e pure il relatore Vignali, spiega Bonsignore. E Incalza: «sono tutti e tre di Ncd, puoi intervenire…basterebbe sentire vignali, o uno di questi tre…». Il ricorso viene però bocciato ed Incalza sembra piuttosto infastidito: «non si è mosso nessuno…» dice prima con l’ex sottosegretario Bargone e poi di nuovo con Bonsignore. Il quale sostiene che i parlamentari direttamente interessati sono stati rimproverati: «si sono presi il cazziatone». Ma l’emendamento deve passare e così si cerca un’altra strada. «Dobbiamo trovare un altro veicolo» afferma l’ex europarlamentare. L’emendamento viene quindi cambiato e Bonsignore viene nuovamente contattato. «Noi stiamo facendo di tutto – afferma Incalza – ma…voglio dire…prova pure tu». Anche stavolta, però, l’emendamento non passa e Vignali si giustifica sostenendo che è stato bocciato perché non c’è la copertura. «È una bugia» taglia corto Incalza che qualche giorno dopo viene contatto dal Mef. «Siamo in grado di riformulare l’emendamento» gli dicono, chiedendogli di inviargli i testi predisposti. Si arriva così al 17 aprile quando il Ros annota una telefonata tra il viceministro Nencini e lo stesso Incalza. Quest’ultimo riferisce che il progetto preliminare per la Orte-Mestre è stato approvato dal Cipe, costo 10 miliardi e 60 milioni. L’opera è sbloccata e a quel punto Stefano Perotti, scrivono gli investigatori, «si attiva per trovare i soldi, dando evidentemente per scontato che potrà agevolmente inserirsi nel project financing relativo all’esecuzione dell’opera». L’attenzione sul Ncd emerge anche otto giorni prima della caduta di Letta, quando Perotti e la moglie commentano le indiscrezioni relative a quanti esponenti di Ncd faranno parte del nuovo esecutivo. «Sembra che verranno riconfermati solo Lupi e Alfano» dice la donna. La preoccupazione del marito, però, Emiliano, che potrebbe arrivare alle Infrastrutture: «è un magistrato…è terribile». Quel che serve, invece, è la «continuità: la cosa importante – aggiunge – è questa». Sei giorni prima dell’addio di Letta, è invece Incalza a rivelare che sta scrivendo il programma del partito: «sto lavorando dalla notte passata al programma di Governo Ncd. Ho finito ora – racconta ad una segretaria – sto aspettando che mi danno il benestare al programma…il programma di Lupi e Alfano …gliel’ho fatto stanotte e gliel’ho mandato». Dell’argomento Incalza parla anche con Lupi: «ma ti hanno dato il programma? – dice – …hai visto?…quella parte che ci riguarda…ho elencato dettagliatamente anche la parte economica…i tempi e tutto … l’hai visto no?». E che Ncd sia la ‘base’ scelta dagli indagati lo dimostra anche la vicenda dell’abito del figlio di Lupi, Luca. Il 18 aprile Marcello Di Caterina, della segreteria di Lupi chiama Franco Cavallo e gli dice di mandare il sarto Vincenzo Barbato alla sede nazionale del partito, in via in Arcione. «Abbiamo qua il ministro…scusa… il ministro junior…che deve misurare un vestito…deve venire al partito…nostro Ncd… può venire qua il sarto piuttosto che far venire lui là…questo mi ha chiesto

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