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MARATONA/ Carmine e Nicoletta, paraplegici in pista con un esoscheletro hi-tech

Carmine Consalvi, Nicoletta Tinti. Segnatevi questi nomi. Domenica 22 marzo, dalle ore 10:00, potrete vederli correre in Viale delle Terme di Caracalla in occasione della Maratona di Roma del 2015. Se vi state chiedendo cosa ci sia di speciale nel vedere muovere le gambe di due persone, è perché probabilmente non conoscete la loro storia: Carmine e Nicoletta sono infatti paraplegici completi. La loro sfida? Correre un chilometro di questa ventunesima edizione della Maratona di Roma grazie ad un esoscheletro indossabile, il ReWalk. E ad accompagnare Carmine e Nicoletta in questa sfida ci saranno anche Max Giusti e molti altri sostenitori. Pronti a supportare questa fusione di corpo, mente e tecnologia. Oggi medici e bioingegneri della Fondazione Santa Lucia presenteranno la tecnologia frutto del lavoro del Training Center ReWalk di Roma, illustrando come i progressi dell’ambito riabilitativo abbiano cambiato la vita di queste persone. Tutti invitati al Marathon Village, dunque, sabato 21 marzo, alle ore 15:00, sul palco di “Techno runner: in pista con gambe robot, un esoscheletro indossabile che permetterà a chi non può più camminare di tornare a correre”. L’appuntamento è al Palazzo dei Congressi dell’Eur, in Piazza J.F. Kennedy 1.
I successi dell’innovazione tecnologica firmata Fondazione Santa Lucia si estendono ben oltre i confini nazionali. Poco più di un mese fa, infatti, esattamente il 18 febbraio, la Fondazione Santa Lucia veniva invitata a partecipare al simposio “Frontier of neuro-driving and neuro-rehabilitation” di Tokyo. «Un sistema perfetto, come se fosse un solo uomo che procede in una sola direzione» – questa l’impressione del Dr. Marco Molinari, direttore della Unità Operativa A e del Laboratorio di NeuroRobotica, riguardo il grado di fermezza percepito Giappone. «Un viaggio interessante – prosegue il Dr. Molinari -, che ha permesso di valutare la possibilità di stabilire collaborazioni tra laboratori di ricerca di bioingegneria e alcuni settori dell’industria».

Proprio nella capitale nipponica, il Dr. Molinari ha presentato i risultati scientifici ottenuti nell’ambito dello sviluppo di tecnologie robotiche e neurofisiologiche per la riabilitazione neurologica. La Fondazione Santa Lucia ha potuto riportare le esperienze frutto di quel tratto distintivo della struttura che vedere correre in parallelo assistenza e ricerca e che, di fatto, permette di annullare i tempi fra lo sviluppo di una tecnologia e la sua applicazione clinica. Una quantità e una qualità di produzione scientifica che non poteva non interessare un paese all’avanguardia nella ricerca e nello sviluppo della robotica come il Giappone. «Grandi capacità di implementazione tecnologica», quella dei nipponici, a cui si aggiunge la capacità dei ricercatori italiani di contribuire al loro lavoro con una qualità tutta nostrana: la «fantasia». E prosegue il Dr. Molinari: «Cercano di fare tutto in casa, rispetto ad altri centri specializzati come la Fondazione Santa Lucia che si internazionalizzano nell’ottica di stabilire collaborazioni esterne funzionali alla ricerca, sviluppando scambi con ricercatori stranieri».
Il Laboratorio di NeuroRobotica della Fondazione Santa Lucia ha rivestito un ruolo centrale nello sviluppo di sistemi esoscheletrici, «partecipando alla progettazione, all’ideazione e alla successiva analisi del sistema nervoso» dei pazienti coinvolti. Il Dr. Molinari rammenta, tuttavia, che l’esoscheletro «nasce in origine per l’uomo sano», per potenziare le sue capacità fisiche. «L’applicazione dell’esoscheletro nei contesti di cui parliamo ora ne rappresenta solo una trasposizione medica». Proprio grazie a questa trasposizione, soggetti con lesione del midollo spinale, caratterizzati da una paralisi completa degli arti inferiori, hanno potuto sperimentare percorsi riabilitativi che hanno restituito loro equilibrio e movimento. «Ma solo di recente si è riconosciuto che un conto è preparare un esoscheletro per un uomo sano e un conto è farlo per una persona affetta da una determinata patologia». Senza essere sostitutivo delle carrozzine, lo strumento riabilitativo dell’esoscheletro indossabile si è posto l’obiettivo di rendere naturale e fluido il cammino delle persone che hanno perso l’utilizzo delle gambe. Per dare loro una speranza e porli davanti a una nuova sfida. La sfida delle sperimentazioni bioingegneristiche. La sfida dell’interazione uomo-macchina.

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