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IL PUNTO/ E allora chiudetelo, questo partito

Metttiamo in fila alcune affermazioni che vengono dagli ambienti del Partito Democratico capitolino: Il pd romano? se lo conosci lo eviti. Visto il dossier choc di Barca? Parla di deformazioni clientelari e scontri tra correnti, a Roma il partito è cattivo e pericoloso. E Orfini>? Il commissario ammette: Barca dice la verità. Terribile. E allora chiudetelo questo partito, riazzerate, cambiategli il nome, stracciate le tessere. Inutile vivere di ricordi, il vecchio partito, il Pci, aveva degli iscritti orgogliosi, duri e puri. Oggi è altra cosa. Ma ci voleva tanto per capirlo? Le conclusioni di Barca dopo un’indagine durata 3 mesi fanno giustizia, anche se, dice qualcuno sottovoce, potrebbe essere solo una resa di conti: “I circoli lavorano solo per gli eletti. Molti militanti subiscono senza reagire le scorribande dei capibastone. La degenerazione colpa di un uso pletorico degli organi assembleari” – Chiaro il messaggio lanciato dall’ex ministro: la Ditta non va difesa a prescindere… Parliamo di un partito «non solo cattivo, ma pericoloso e dannoso, che lavora per gli eletti anziché per i cittadini». Un partito che, anche quando funziona, appunto, «subisce inane lo scontro correntizio e le scorribande dei capibastone». È impietosa la fotografia che Fabrizio Barca ha scattato al Pd Roma, spedito nei circoli dal commissario Matteo Orfini dopo l’esplosione dell’inchiesta Mafia Capitale.In fondo a tre mesi trascorsi a battere palmo a palmo le sezioni e a intervistare dirigenti e militanti, il gruppo di lavoro guidato dall’ex ministro ha raccontato la vita di una comunità spappolata che non chiede altro che di essere ricostruita. Secondo Barca, «nel Pd si vanno delineando, a un estremo, i tratti di un partito pericoloso e dannoso: dove non c’è trasparenza e neppure attività» e «dove traspaiono deformazioni clientelari e una presenza massiccia di carne da cannone da tesseramento».
Circoli che cioè lavorano solo «per gli eletti », per creare filiere e creare consenso per il singolo candidato. Da distinguere, tuttavia, «dal partito che subisce inane le scorribande dei capibastone, senza alcuna capacità di raggruppare e rappresentare la società del proprio quartiere». All’estremo opposto si trovano, invece, «i segni di un partito davvero buono, che esprime progettualità, ha percezione della propria responsabilità territoriale, sa agire con e sulle istituzioni, è aperto e interessante per le realtà associative del territorio e sa essere esso stesso associazione, informando cittadini, iscritti e simpatizzanti».
Nel mezzo, in una specie di limbo, giace infine «una sorta di partito dove si intravedono le potenzialità e le risorse per ben lavorare, e dove il peso di eletti e correnti è sfumato, ma che si è chiuso nell’autorefenzialità di una comunità a sé stante, poco aperta all’innovazione organizzativa, al ricambio, al resto del territorio». Impermeabile e sordo, attento soprattutto ai propri interessi.Una degenerazione da imputare, anche, a un «uso pletorico degli organi assembleari», spesso individuati come panacea di tutti i mali, unico luogo dove discutere e ottenere risposte. Chiaro il messaggio lanciato da Barca: la Ditta non va difesa a prescindere, ma solo se e laddove funziona. Senza tabù. Uno sforzo di chiarezza che ha gettato nel panico molti eletti dem. Al quali Orfini non intende offrire alcuna sponda: «Barca dice la verità, se non fosse stato così il Pd Roma non sarebbe stato commissariato». Ma da qui a cambiare le cose ce ne corre…

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