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Cav-Salvini, ancora tensione ma si cerca il filo del dialogo

Restano fermi sulle loro posizioni ma, allo stesso tempo, sono consapevoli che, con l’incognita Ncd, nella partita delle prossime elezioni regionali, l’uno potrebbe essere decisamente importante per l’altro. Si vedranno a breve, anzi «a brevissimo» Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, dice il leader della Lega. Forse troveranno una intesa, forse no, soprattutto dopo l’orientamento del Cav a voler percorrere la corsa in solitario. Di sicuro l’uno chiede all’altro qualcosa. E la tensione, tra i due, resta alta. Salvini si dice pronto «a ridiscutere tutto ma solo se – dice – siamo convinti che ci sia qualcosa di meglio». E Forza Italia lo avvisa: «Non pretendere di fare il califfo del centrodestra tagliando con la spada della tua sharia pezzi di qua e pezzi di là del centrodestra per imporre la tua egemonia». E così se Salvini, tra le condizioni, pone quella di una opposizione sempre più forte contro «l’antipatico» premier ribadendo un secco no al «partitone unico con Renzi, tutti insieme ad inciuciare», Forza Italia chiede di abbassare i toni e di evitare gli eccessi. «Si vince grazie ad una alleanza dove il baricentro della proposta agli elettori è sanamente liberale e moderata, che non vuole affatto dire tiepida, sia chiaro – avvisa Fi ne Il Mattinale – Senza però gli eccessi linguistici i quali rispecchiano talvolta non la parlata dei bar, ma la rinuncia al primato per noi inderogabile della persona». In ballo c’è il Veneto, certo, ma non solo. E questo lo sanno bene sia la Lega che Forza Italia. «C’è la Liguria, la Toscana, l’Umbria, le Marche – spiega Salvini – terre rosse da troppo tempo, un rosso che sta massacrando l’economia, la sanità. Mi piacerebbe che ci fosse un accordo a livello delle aree». Forza Italia risponde: «Se Salvini farà in modo di andar da solo in Veneto, si dovrebbe chiedere: che succede a quel punto in Lombardia? Squadra che funziona non si cambia, in Veneto, in Lombardia, dovunque». Ed ecco che arriva l’avvertimento: «Come dicevano i latini, simul stabunt, simul cadent». Dopo i diktat e gli avvertimenti di Salvini, ora toccherebbe proprio a lui «tendere la mano» al Cav, soprattutto dopo che, in Veneto, Ncd ha assicurato il suo sostegno all’ex Leghista, Flavio Tosi. Una scelta, quella del distacco, che potrebbe ripetersi anche altrove. «Per quanto lo conosca e per quanto conosco i suoi elettori, che non vogliono morire per mano dello Stato, immagino che Berlusconi sceglierà la linea di Matteo Salvini – ribadisce lui stesso – Non ci siamo visti ma ci vedremo a brevissimo perchè in ballo non c’è solo il Veneto». Intanto il Cav le condizioni le pone chiare. Forza Italia non vuole darla vinta «nè a Renzi nè alle sirene della destra più o meno estrema». Non vuole rinunciare «alla opposizione dura e pura». Ma, ed è la parola chiave dell’ex premier, serve «moderazione». «Noi resteremo noi stessi». E, per questo, alla Lega manda a dire: «Non rincorreremo – come sta facendo malamente Sarkozy in Francia con la Le Pen – con parole infuocate e cedimenti nella sostanza, le derive legittime ma spericolate di Salvini». Come dire: prendere Forza Italia così com’è. O lasciare.

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