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Minoranza Pd alza i toni, scontro renziani-bersaniani

Lo scontro tra la minoranza del Pd e Renzi, e quello tra le diverse anime della minoranza, si amplia a macchia d’olio, mentre si apre un terzo fronte: quello tra parlamentari che sostengono Renzi e i Bersaniani, con questi ultimi che paradossalmente chiamano a loro difesa proprio Renzi. Sul principale oggetto del contendere, vale a dire le riforme costituzionale e elettorale, Matteo Renzi chiude alle richieste di modifiche, ma rilancia una legge sui partiti in attuazione dell’articolo 49 della Costituzione, un tema su cui tutto il Pd potrebbe trovare un punto di convergenza. In ogni caso il «redde rationem» potrebbe avvenire in una Assemblea del gruppo alla Camera. Con Stefano Fassina che tra l’altro invoca un cambiamento della classe dirigente. Oggi gli esponenti dell’ala più intransigente della minoranza, come Rosy Bindi e Doris Lo Moro, hanno invitato i loro colleghi a uscire dalla segreteria e dal governo. Ma anche per i toni usati hanno fatto arrabbiare non i renziani ma gli esponenti che dovrebbero compiere questo passo (il Ministro Maurizio Martina, i sottosegretari Teresa Bellanova, Sesa Amici, Paolo De Micheli, Luciano Pizzetti) e tutti quanti sono in Area Riformista, la componente che fa capo al capogruppo alla Roberto Speranza. Uscire dalla segreteria, ha spiegato Micaela Campana, sarebbe un errore perché farebbe diminuire l’apporto «della sinistra riformista» che pure c’è stato finora su temi come le unioni civili, la riforma del Terzo settore o la cittadinanza. Ha poi inasprito i rapporti personali l’accusa di Lo Moro di una presenza nel governo o in segreteria «per interessi personali»: «sono allibito – ha detto il sottosegretario Pizzetti – è un linguaggio stalinista, ci manca solo l’accusa di tradimento». «I pasdaran di maggioranza e minoranza sono sempre al lavoro» ha aggiunto Pizzetti. E in effetti il renziano Matteo Richetti ha pesantemente attaccato gli avversari interni dicendo che vogliono solo ottenere un posto nelle prossime liste elettorali. Gianni Cuperlo ha reagito sdegnato, ma paradossalmente ha chiamato Renzi e il vicesegretario Lorenzo Guerini a riprendere Richetti. «Le su parole su minoranze interessate solo a posti nelle liste mentre altri si curano di combattere la poverta’ sono un insulto irricevibile. Vorrei dire, adesso basta. Chiedo a Renzi e Guerini di prendere parola. Siete d’accordo con lui?». Ma nei gruppi è alta anche l’irritazione verso la minoranza da parte dei parlamentari che appoggiano le riforme pur non essendo renziani della prima ora. Una «conta» potrebbe arrivare all’Assemblea del gruppo alla Camera, dove si deve discutere della legge elettorale. Il premier ha difeso tanto le riforme costituzionali che l’Italicum: «deriva autoritaria delle riforme – ha detto – e’ il nome che taluni commentatori e professori un po’ stanchi danno alla loro pigrizia». Tuttavia Renzi ha anche rilanciato l’idea di «una sana e seria legge di attuazione dell’articolo 49 della Costituzione» sui partiti: e questo viste anche le «conseguenze per la vita interna delle forze politiche» della nuova legge elettorale. Un tema che potrebbe diventare un punto di confronto per tutto il Pd, visto che già nella scorsa legislatura i dem avevano proposto con un ddl a prima firma di Pierluigi Bersani.

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