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I misteri dell’Airbus precipitato

Uno dei piloti dell’Airbus della Germanwings schiantatosi in Francia martedì scorso sarebbe rimasto chiuso fuori dalla cabina fino a tentare di sfondarne la porta. La rivelazione, ancora senza conferme ufficiali in Europa, arriva dal New York Times. La Lufthansa al momento definisce «inspiegabile» la tragedia. Ieri sul luogo dello schianto c’erano il presidente francese Francosi Hollande, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier spagnolo Mariano Rajoy: «l’Europa è qui», hanno reso omaggio i tre leader.

Sono riprese intanto oggi all’alba le operazioni di recupero delle 150 vittime. I primi corpi, sparsi sul massiccio dei Trois-Eveches, sulle Alpi francesi al confine con l’Italia dove l’aereo si è schiantato, sono stati evacuati con gli elicotteri nel tardo pomeriggio di ieri. Inizieranno oggi le operazioni di identificazione e, sempre oggi, in Alta Provenza è previsto l’arrivo delle famiglie delle vittime.
La macchina organizzativa francese lavora da ieri per offrire loro «la migliore accoglienza». Sul posto sono già stati reclutati quaranta interpreti di tedesco e spagnolo, la lingua della maggior parte delle vittime, e quattro unità medico-psicologiche, due francesi, una tedesca e una spagnola. In parallelo, prosegue l’indagine internazionale per far luce sulle cause dello schianto che al momento resta un mistero.

Nella sua ricostruzione il New York Times fa riferimento, garantedogli l’anonimato, a uno degli esperti, un militare, della commissione d’inchiesta che ieri ha ascoltato il file estratto dalla scatola nera. Secondo il tecnico, appena l’Airbus decollato da Barcellona e diretto a Dusseldorf si è stabilizzato alla quota di crociera, poco più di 9mila metri, uno dei due piloti ha lasciato i comandi e ha raggiunto la fusoliera dove i passeggeri avevano appena avuto la possibilità di slacciare le cinture di sicurezza. Dal decollo erano passati poco più di 25 minuti e l’equipaggio stava cominciando a servire bevande e snack.

Secondo quanto riferisce il Nyt, fino a quel momento le conversazioni registrate dalla scatola nera sono nella norma. Poi però il tono della voce del pilota all’esterno della cabina di pilotaggio cambia bruscamente e ciò avviene quando l’uomo non riesce a rientrare a fianco del collega. Non è dato sapere se si tratta del comandante o del suo vice e nemmeno per quale motivo avesse lasciato il cockpit.

Forse per fronteggiare un’emergenza? Forse per dare una mano ai quattro componenti dell’equipaggio alle prese con un principio di depressurizzazione del velivolo su cui viaggiavano 144 passeggeri, compresi due neonati? Mistero. Di certo, secondo la fonte del quotidiano americano, il pilota, forse allarmato da quella discesa avviata dall’aereo, cerca con tutte le maniere di farsi aprire la porta: urla, batte i pugni, ma senza successo. Quella porta infatti è blindata e può essere manovrata solo dall’interno, proprio per impedire attacchi ai piloti. Così, secondo questa agghiacciante ricostruzione, al momento dello schianto c’era una sola persona ai comandi. A questo punto diventa ancora più importante ritrovare la seconda scatola nera, quella che ha registrato i parametri tecnici del volo dell’Airbus.

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