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Il Pil 2015 accelera. Boschi, nel Def crescita allo 0,7%

La crescita italiana sarà superiore alle aspettative. La nuova previsione del governo contenuta nel Def oscillerà con ogni probabilità tra lo 0,7% e lo 0,8%, forte degli effetti del QE della Bce, del calo del prezzo del petrolio, dell’euro debole e degli effetti delle riforme. La conferma dell’accelerazione è arrivata (per la prima volta con un numero) dal ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, che – pur ribadendo la volontà del governo di mantenersi prudente – ha indicato in +0,7% la stima che più probabilmente potrà essere inserita nel Documento di economia e finanza. Le previsioni ottimistiche sull’andamento dell’economia italiana si moltiplicano in questi giorni. Tuttavia i segnali in arrivo non sono univoci, come hanno dimostrato i dati negativi sulla produzione e il fatturato industriale di gennaio e quello – significativo anche in prospettiva – degli ordinativi. Pur non nascondendo un ottimismo di fondo, il governo ha quindi mantenuto finora un basso profilo e con ogni probabilità lo farà anche nel Def. Il documento è atteso entro il 10 aprile ma il cdm potrebbe essere convocato 2 o 3 giorni prima per lasciare il tempo necessario ad eventuali piccoli aggiustamenti prima del passaggio ufficiale al Parlamento. L’obiettivo di fondo resta quello di scongiurare le clausole di salvaguardia – a partire dall’aumento dell’Iva già da quest’anno – inserite nella legge di stabilità. Il conto nel 2015 è tutt’altro che indifferente e arriva a 16,8 miliardi. Parte della copertura arriverà dalla spending review, ora affidata, dopo l’esperienza Cottarelli, a Yoram Gutgeld e alla gestione più o meno diretta di Palazzo Chigi. Gli obiettivi fissati dalla manovra parlano di quasi 10 miliardi di risparmi in due anni (oltre 3 nel 2015 ed oltre 6 nel 2016), da concentrare sul taglio delle partecipate, sulla riorganizzazione della p.a. e sull’adozione dei costi standard. Risorse fresche arriveranno anche dalla voluntary disclosure, da cui il governo punta ad ottenere tra i 5 e i 6 miliardi di euro. Maggiori margini di manovra potrebbero essere inoltre concessi dalla nuova flessibilità Ue. La materia è estremamente delicata ed è oggetto di costante interlocuzione con Bruxelles, ma non è escluso che, dopo il via libera ottenuto al rinvio del pareggio di bilancio al 2017 e al più graduale rientro del debito, l’Italia possa spuntarla anche su qualche altro aggiustamento. Il governo può puntare sulle riforme strutturali, alcune già in fase di implementazione, considerate condizione essenziale dalla Commissione per ottenere maggiori spazio di azione. Allo stesso tempo, l’uscita dalla recessione non permetterà più però al nostro Paese di invocare le «circostanze eccezionali» legate all’andamento del ciclo che hanno evitato per quest’anno un intervento Ue troppo duro. A dopo Pasqua sono intanto rimandati anche i decreti attuativi della delega fiscale. I testi sembravano praticamente già pronti, ma a smuovere le acque è intervenuto Angelino Alfano che, di fronte alla platea di Confcommercio riunita a Cernobbio, ha invocato un innalzamento della soglia per l’utilizzo del contante (indiscrezioni circolate in passato parlavano di un passaggio da 1.000 a 3.000 euro). Una mossa che però potrebbe suonare in contraddizione con la volontà di stretta antievasione prevista nei decreti attuativi.

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