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SQUINZI/ Landini? E’ politica, i sindacati frenano tutto

Il leader di Confindustria Giorgio Squinzi bolla come ‘politica’ la manifestazione promossa da Maurizio Landini contro il Jobs Act, e punta il dito contro posizioni che «hanno fatto già abbastanza danni» nel Paese, contro quei sindacati che «hanno frenato tutto». Dallo stesso palco, a Venezia di fronte ad una platea di industriali, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, riconosce che la piazza rispecchia disagi e problemi del Paese ma avverte: «Il vero problema è capire come risolverli», «le opinioni sono tutte legittime; quelle della Fiom e della Cgil le conosciamo, e sono da rispettare, ma dal nostro punto di vista non sono comprensibili: con quelle logiche di risultati non ne abbiamo mai ottenuti». Poi, mentre la manifestazione di Roma inizia a muoversi, Poletti ricorda che il giorno prima è stato ad una iniziativa della Cisl a Pordenone, sottolinea che in quel momento è con gli industriali a Venezia, e preannuncia che proprio mentre Landini starà parlando in piazza a Roma lui sarà con gli operai in una fabbrica a Mestre: «È il mio modo di fare questo mestiere, mi galvanizza sempre», dice. Sul fronte del mercato del lavoro l’asse industriali-governo è ben saldo. Il pressing di Confindustria è perché il cammino delle riforme del Governo Renzi non si fermi qui (bene il Jobs act ma «non basta»): «bisogna completare il programma delle riforme», tutte, «dalle politico-istituzionali, alla P.a, al fisco»; per far ripartire il Paese – avverte ancora Squinzi – bisogna «togliere tutto quello che è piombo dalle tasche del corridore Italia che sta scalando una salita impegnativa». «Poletti ha fatto un lavoro eccezionale con il jobs act», riconosce il presidente di Confindustria, «ma ora bisogna andare avanti», «per il nostro Paese è necessario almeno il 2% di crescita». Il Jobs act è stato scritto dagli industriali, come dice Landini? «Mai avrei pensato di arrivare al punto di scrivere le leggi», dice ridendo Squinzi. Poletti parla accanto a lui, e strappa applausi alla platea di imprenditori della biennale della Piccola Industria di Confindustria. Ed il leader degli industriali sottolinea la sintonia: «Avete ascoltato le parole di Poletti: non c’era bisogno che scrivessi io il Jobs act, il ministro ha dimostrato che poteva fare tutto da solo». La manifestazione di Roma? È «l’annuncio di un nuovo soggetto politico che si sta costituendo. In termini di democrazia è positivo. Mi auguro solo che sia capace di guardare al futuro e non al passato dove ritengo siano stati fatti già abbastanza danni»: gli effetti si vedono nella «situazione del Paese». Intanto Poletti rimarca ancora la soddisfazione per i dati che per il Governo dimostrano il raggiungimento di risultati concreti già con le prime misure varate per il lavoro, quelle in legge di stabilità. E annuncia che anche «a regime», dopo gli incentivi per i primi anni, il contratto a tempo indeterminato «dovrà costare meno delle altre tipologie contrattuali». Poi sottolinea ancora l’impegno: «Sono qui per questo. Se non serve a niente vado in giro con la mia nipotina ed il mio camper».

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