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Accordo fiscale tra Italia e Vaticano, si’ alle imposte sulle rendite finanziarie

“Trasparenza e sana collaborazione con lo Stato Italiano” sono i criteri che ispirano l’accordo firmato oggi in Vaticano, presso la Segreteria di Stato, tra la Santa Sede e il Governo della Repubblica Italiana in materia fiscale. Lo ha affermato il vice direttore della Stampa della Santa Sede, padre Ciro Benedettini, sottolineando che la principale novita’ riguarda “le rendite finanziare che saranno tassate a partire dal 2014, mentre le altre imposte restano soggette alle norme comuni”.
La convenzione e’ stata firmata per la Santa Sede dall’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e, per la Repubblica Italiana, dal monistro dell?Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoanprovvisto dei pieni poteri. L’ambito della Convenzione fiscale tra Italia e Vaticano firmata oggi “riguarda il complesso universo degli Istituti di Vita Consacrata, delle Societa’ di Vita Apostolica, nonche’ di tutti gli altri enti dotati di personalita’ giuridica canonica e che attendono ad opere di pieta’, apostolato o carita’, spirituale o temporale come previsto del canone 114 del Codice di diritto canonico”.
Lo precisa una nota pubblicata dall’Osservatore Romano. “Un ambito non meno importante riguarda poi – si legge – la pluralita’ dei dipendenti della Santa Sede e dello Stato della Citta’ del Vaticano, nonche’ tutti i pensionati di queste Istituzioni, che ricevono presso l’Istituto per le Opere di Religione il pagamento delle rispettive retribuzioni o pensioni. Anche per costoro e’ previsto l’accesso alla suddetta semplificazione tributaria”.

Vaticano-Italia: non retroattivita’ ma scambio notizie da 2009

“A differenza da quanto previsto dall’Italia per paesi che erano sulla ‘black list’, per il Vaticano, che non vi era inserito, non c’e’ retroattivita’”. Lo ha affermato il vice direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Ciro Benedettini. In ogni caso, ha aggiunto, “lo scambio di informazioni riguardera’ i periodi d’imposta a partire dal primo gennaio 2009”. E “la Convenzione, a partire dalla data di entrata in vigore, consentira’ il pieno adempimento, con modalita’ semplificate, degli obblighi fiscali relativi alle attivita’ finanziarie detenute presso enti che svolgono attivita’ finanziaria nella Santa Sede da alcune persone fisiche e giuridiche fiscalmente residenti in Italia”. La convenzione firmata oggi prevde che “gli stessi soggetti potranno accedere ad una procedura di regolarizzazione delle attivita’, con i medesimi effetti stabiliti dalla legge n.
186/2014”. “La parte forse piu’ rilevante della Convenzione consiste nell’accordo relativo allo scambio di informazioni su richiesta ai fini fiscali, la cui disciplina introduce il complesso articolato della Convenzione”, precisa da apret sua il ‘ministro degli esteri’ vaticano, monsignor Gallagher.

“Con tale accordo – sottolinea il presule inglese sull’Osservatore Romano – si stabilisce che la Santa Sede comunichera’ allo Stato italiano le ‘informazioni verosimilmente rilevanti per l’amministrazione o l’applicazione del diritto interno relativo alle imposte di qualsiasi natura o denominazione’, senza possibilita’ di opporre in senso contrario alcun vincolo di segreto in materia finanziaria”. “Le disposizioni – dunque – appaiono in proposito piuttosto ampie in quanto corrispondenti allo standard internazionale piu’ accreditato e recente, quale quello approvato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ed adottato dall’Italia anche nei recenti accordi con la Svizzera, il Liechtenstein ed il Principato di Monaco”. Sull’Osservatore Romano, monsignor Gallagher aggiunge che “anche questo contenuto, al pari del precedente, operera’ in senso unilaterale, in funzione cioe’ del solo diritto fiscale italiano, considerato che la Santa Sede (e lo Stato della Citta’ del Vaticano) non hanno motivo di chiedere informazioni in assenza di un sistema tributario che possa giustificare la richiesta”. In proposito, segnala il ‘numero 2′ della diplomazia vaticana, “occorre comunque evidenziare come l’accordo sullo scambio di informazioni realizzi un significativo passo della Santa Sede verso l’obiettivo della massima trasparenza nel campo delle relazioni finanziarie, dimostrando al tempo stesso la complessiva idoneita’ del proprio sistema istituzionale e giuridico a sostenere in modo efficace il confronto con i piu’ elevati parametri internazionali in materia”.
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