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Occhio a dolci con le nocciole, in aumento i bimbi allergici

Le allergie alimentari tra i bambini sono in aumento, sopratutto quelle al latte, alle uova e alle nocciole. «Oggi 1-1,5 mln di bimbi hanno a che fare con un’allergia e un decimo di questi deve stare attento anche ciò che mangia. Negli ultimi anni sono cresciuti i casi di reazioni al latte, alle uova e alle nocciole: un piccolo allergico su 10 ha problemi proprio con quest’ultimo tipo di frutta secca. Un dato in aumento. Per l’imminente Pasqua i genitori devono valutare bene i menù di banchetti o picnic per i figli per non incorrere in improvvisi attacchi e corse al pronto soccorso, come spesso accade durante queste festività», afferma Alessandro Fiocchi, responsabile dell’allergologia all’ospedale Bambino Gesù di Roma. Prurito al palato e gonfiore delle labbra sono i sintomi del contatto, in pazienti allergici ad alcune famiglie di pollini, con alcuni specifici alimenti: «Sono le reazioni incrociate, chi è allergico alle graminacee avrà problemi con mandorle, arachidi e pesche – ricorda l’esperto – mentre chi soffre se intorno ci sono le betulacee avrà problemi con le mandorle, le noci e le nocciole». Quindi nella scelta l’uovo di cioccolata da regalare a Pasqua ai bambini allergici ai pollini, sempre meglio leggere attentamente le indicazioni dell’etichetta. La raccomandazione principale è evitare di consumare gli alimenti responsabili della sindrome orale allergica durante il periodo di pollinazione. L’intolleranza alle nocciole, alla base di molte creme spalmabili al cioccolato e di molte uova di Pasqua, ha il suo esordio tra i 2 e i 3 anni. «Ma si può diventare allergici anche da adulti – aggiunge Fiocchi – se mangiando cioccolata, torte o dolci vari si sente pizzicare in gola». Per i bambini l’esperto non boccia, a prescindere, l’amato cioccolato: «Se non ci sono condizioni di rischio ben venga il primo uovo mangiato il venerdì di Pasqua».
Secondo l’allergologo, lo strumento oggi più diffuso per prevenire le conseguenze di una reazione allergica è fare i test specifici in vitro: «Anche per i bambini sotto i 3 anni – precisa – molti genitori credono che non si possa fare, ma non è così. Questo tipo di diagnosi può svelarci il ‘mattoncino’ che determina l’improvviso problema del piccolo». C’è anche un aspetto psicologico che non deve essere trascurato quando si affrontano le allergie alimentari: «I bambini non hanno nessun problema e seguono quello che i genitori gli dicono – avverte Fiocchi – ovvero non mangiare un alimento o evitare quel dolce. Mentre per i più grandi è tutto più difficile, spesso si possono sentire diversi dai coetanei. A questo punto – prosegue – è necessario spiegare loro che tipo di rischio corrono e perché devono stare attenti a ciò che mangiano». «Oggi nelle mani degli specialisti ci sono diverse armi – conclude l’esperto – la prima è quella di individuare ed escludere dalla dieta l’alimento ‘incriminato’, poi ci sono i farmaci antistaminici da assumersi dopo l’esposizione all’allergene per attenuare le manifestazioni indesiderate. È importante ricordare – conclude Fiocchi – che dalle allergie all’uovo si può guarire, dopo i 12 anni si supera gradualmente il problema. Come anche da quelle alla frutta secca: si calcola che il 30% dei bambini quando cresce perde questo tipo di problema».

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