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Turchia: uomo armato assalta partito di Erdogan, arrestato

Una persona armata ha fatto irruzione a Istanbul nella sede del partito Akp del presidente turco Recep Tayyip Erdogan: le forze speciali turche, dopo circa mezz’ora di tensione, sono entrate nell’edificio e lo hanno arrestato. Nel blitz non ci sono stati feriti. Inizialmente i media locali avevano parlato di due uomini. La polizia aveva isolato la zona che si trova nel quartiere di Kartal, nella parte asiatica della città. Stando alle prime ricostruzioni, l’uomo si era introdotto nella sede dell’Akp e aveva ordinato a tutti i presenti di uscire. Si era poi posizionato all’ultimo dei sette piani dell’edificio, aveva rotto i vetri di alcune finestre ed esposto una bandiera della Turchia che mostra, oltre alla mezzaluna e alla stella, una spada. L’autore dell’irruzione si era poi affacciato da una finestra e aveva parlato con la polizia schierata intorno al palazzo. Non sono chiare le sue richieste né la sua appartenenza. Il presidente Erdogan ha affermato che ‘attacco era un tentativo di minare il processo di pace con i militanti curdi’.

La tensione in Turchia resta altissima. Nelle scorse ore ventidue militanti di estrema sinistra sono stati arrestati dalla polizia dopo il sequestro del magistrato Mehmet Selim Kiraz al tribunale di Istanbul. Gli attivisti, arrestati ad Antalya, sono sospettati di preparare altri attacchi analoghi e sarebbero vicini al Dhkp-C, l’organizzazione di cui facevano parte anche i due sequestratori protagonisti del blitz di ieri al tribunale. Nell’ambito della stessa inchiesta altri dieci arresti sono stati effettuati questa mattina a Smirne e Eskisehir. In due quartieri di Istanbul, nella notte, c’erano stati scontri fra polizia e dimostranti. La polizia ha usato i lacrimogeni per disperdere i manifestanti a Okmeydani, il quartiere in cui viveva Elvan, mentre nel distretto di Gazi, spesso teatro di scontri, sono stati usati anche i cannoni ad acqua per evitare che i dimostranti arrivassero a una stazione di polizia locale.

Oltre ad attentati e arresti, la Turchia ha affrontato oggi anche un’emergenza aerea: un aereo della Turkish Airlines partito da Istanbul e diretto a Lisbona è stato fatto rientrare a causa di un allarme bomba. Il velivolo è atterrato all’aeroporto Ataturk e presso lo scalo sono state predisposte misure straordinarie di sicurezza. Due giorni fa, un altro aereo della Turkish partito da Istanbul e diretto a San Paolo del Brasile ha eseguito un atterraggio d’emergenza a Casablanca per un allarme bomba poi rivelatosi falso.

Gli arresti di oggi arrivano all’indomani della tragica morte del magistrato, deceduto durante il trasferimento in ospedale: nel blitz delle forze speciali turche sono stati uccisi anche i due sequestratori. I due assalitori intendevano ‘vendicare’ la morte del quindicenne Berkin Elvan, manifestante quindicenne ucciso da un lacrimogeno sparato dalle forze speciali turche durante le manifestazioni anti-governative di Gezi Park.
I due militanti del Dhkp-C avevano lanciato alle autorità turche un ultimatum per soddisfare le loro richieste: queste ultime comprendevano una confessione “pubblica” da parte degli agenti sospettati di aver ferito il ragazzo, il loro rinvio a giudizio davanti a un “tribunale popolare”, e la scarcerazione di coloro che sono sotto processo per aver manifestato a favore di Elvan. Il ragazzo morì l’11 marzo 2014 – 269 giorni dopo essere entrato in coma – colpito alla testa da una cartuccia di gas lacrimogeno durante le proteste di Gezi. Il giovane si era trovato in mezzo agli scontri mentre andava a comprare il pane.
Il Partito-Fronte rivoluzionario di liberazione del popolo (Dhkp-C) è un’organizzazione turca di ispirazione marxista-leninista fondata nel 1978 e considerata fuorilegge in Turchia come nell’Unione europea e negli Stati Uniti. Negli ultimi anni il gruppo ha incrementato le sue attività. E’ responsabile anche dell’attacco contro l’ambasciata statunitense ad Ankara nel 2013, quando un attentatore suicida si fece esplodere di fronte all’ingresso della sede diplomatica, uccidendo un addetto alla sicurezza.

Il Dhkp-C è anche considerato responsabile dell’attentato della scorsa settimana contro la sede di Istanbul di una rivista sostenitrice del sedicente Stato islamico (Is), Adimlar. L’esplosione di una bomba all’ingresso della redazione ha ucciso un giornalista e ne ha feriti altri tre. A gennaio scorso un membro dell’organizzazione ha aperto il fuoco contro la polizia nella centrale piazza Taksim di Istanbul, senza fare vittime.

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