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Bancari, accordo sul contratto: 85 euro in più in 4 anni

Dopo gli scioperi, gli abbandoni e i ritorni al tavolo, le minacce di rotture definitive, arriva l’accordo nelle banche italiane. Intesa raggiunta all’alba tra l’Abi, l’Associazione delle banche italiane, e i sindacati sul rinnovo del contratto dei 309 mila bancari. L’intesa prevede l’allungamento a quattro anni, fino al 2018, del periodo di valenza contrattuale e aumenti economici per 85 euro (per altro gli stessi spuntati dai commercianti). Nel dettaglio, si tratta di una media a regime che prevede tre tranche: 1 ottobre 2016 (25 euro), 1 ottobre 2017 (30 euro), 1 ottobre 2018 (30 euro).

I sindacati ottengono il mantenimento dell’area contrattuale, degli scatti e degli inquadramenti; le banche un ricalcolo del Tfr meno oneroso e la fungibilità all’interno delle aree professionali e all’interno dei quadri direttivi (cioè la possibilità di attribuire mansioni di inquadramenti diversi). Il salario d’ingresso per i giovani bancari cresce dell’8% riducendo la penalizzazione dal 18 al 10 per cento. Si conferma la contribuzione aziendale sulla previdenza integrativa al 4%. Il fondo per l’occupazione interverrà anche per sostenere la rioccupazione dei lavoratori che fino ad oggi potevano contare solo sul fondo emergenziale.

Essendo il settore bancario al centro di pesanti ristrutturazioni, in corso o in arrivo (basti pensare alle possibili aggregazioni dopo la riforma delle Popolari), nel nuovo accordo si prevede il mantenimento delle condizioni contrattuali attuali per i lavoratori che confluiranno in nuove società a seguito di processi di riorganizzazione o ristrutturazione aziendale, oppure in casi di cessioni individuali e collettive dei contratti di lavoro, senza che venga, quindi, applicato loro il nuovo contratto a tutele crescenti. Viene poi istituita una piattaforma per l’occupabilità dei lavoratori bancari che hanno perso il posto; in caso di nuove assunzioni poi, le banche valuteranno prioritariamente le posizioni dei dipendenti confluiti nel Fondo emergenziale.

Improntati alla soddisfazione i commenti delle parti sociali. La Uilca “ritiene il risultato conseguito complessivamente sostenibile per quanto concerne le misure definite, che garantiscono il mantenimento dei capisaldi fondamentali rappresentati”. La Fisac non manca di sottilineare che “in più momenti si è davvero rischiato di rompere il negoziato per le intemperanze e le chiusure di Abi che ha reiterato più volte la possibilità di procedere con la disapplicazione del contratto nazionale”; il sindacato della Cgil ricorda che siamo solo a una fase iniziale e bisognerà “rispettare i dovuti passaggi negli organismi dirigenti e soprattutto nelle assemblee dei lavoratori”. L’accordo passerà infatti al vaglio dell’esecutivo dell’Abi da un lato e delle assemblee dei lavoratori dall’altro, per arrivare all’ok entro il 15 giugno.

“Dopo un anno e mezzo di durissime trattative, i bancari hanno finalmente un loro contratto nazionale. In questo modo è stata scongiurata l’eventuale disapplicazione del contratto stesso, che avrebbe creato enormi problemi ai lavoratori lasciandoli senza tutele. Con l’ipotesi d’accordo siglata, è stata mantenuta e difesa l’area contrattuale, sono stati valorizzati gli inquadramenti, evitando una riforma degli stessi che avrebbe creato notevoli disagi e problemi”, ha spiegato Lando Maria Sileoni, segretario generale Fabi. Un “risultato importante” e “una risposta adeguata a conciliare gli interessi di carattere professionale ed occupazionale dei lavoratori con le esigenze di stabilità ed equilibrio delle banche italiane di fronte ad un contesto macroeconomico che sta pesando e peserà nel lungo periodo sui livelli di redditività, sulla qualità degli attivi e sui margini di ricavo”, ha infine commentato l’Abi.

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