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Campidoglio, scatta il piano-Sabella: pubblici redditi e curricula dei dirigenti. E mai più regali

Non solo gli eletti: sindaco e assessori, presidenti di municipio e consiglieri. No. Da fine aprile, allorché le integrazioni al piano triennale di prevenzione della corruzione saranno approvate in giunta, anche i dirigenti del Campidoglio e forse pure i manager delle società partecipate dovranno rendere noti – e pubblicare sui rispettivi siti istituzionali – la situazione patrimoniale complessiva, oltre a curriculum e dichiarazione dei redditi. Possibilmente estesa all’intera famiglia: dunque al coniuge e ai congiunti entro il secondo grado. Come già accade per gli amministratori locali.

A lavorare alla riforma che trasformerà Palazzo senatorio in quella “casa di vetro” che il sindaco Marino aveva promesso in campagna elettorale è l’assessore alla Legalità, Alfonso Sabella. “Dopo Tangentopoli il legislatore ha progressivamente separato l’indirizzo politico dalla gestione amministrativa, col risultato che le mazzette date alla politica si sono spostate sui dirigenti, ormai in buona parte titolari del potere decisionale”, spiega con una sintesi un po’ brutale l’ex pm antimafia. “Il problema è che noi non abbiamo mai previsto per la dirigenza le stesse regole sulla trasparenza applicate alla politica, ed è proprio quello che vorremmo fare adesso”.

Non si capisce infatti perché, ragiona Sabella, il consigliere comunale deve pubblicare la sua situazione patrimoniale dettagliata, mentre i dirigenti no. Tanto più che, come Mafia Capitale insegna, sono spesso le figure apicali dell’amministrazione “i soggetti più a rischio”, per cui “è giusto che i cittadini sappiano quanto guadagnano e cosa possiedono: è una forma di controllo piuttosto efficace”, prosegue Sabella. E le nuove regole varranno pure per i municipi e le società partecipate. “In sostanza voglio sapere se il capo dipartimento o il direttore generale dell’azienda tal dei tali ha la Porsche o la Panda, se ha la villa a Cortina o vive in un appartamento a Tor Bella Monaca. È dal tenore di vita che spesso emergono le contraddizioni”. Ben consapevole dei limiti dello strumento: moglie e congiunti non sono infatti obbligati alla pubblicazione e se uno ha intenzione di nascondere i propri beni con intestazioni fittizie, eludere i controlli è piuttosto semplice.

La materia è tuttavia controversa e pure scivolosa. Perciò “stiamo ancora approfondendo”, si fa prudente l’assessore: “Si tratta infatti di tirare il più possibile la trasparenza nel pubblico, fino ai limiti della legge e del rispetto della privacy”. Una volta ultimate le dovute verifiche, “dopo Pasqua porterò la delibera in giunta e poi tutti si dovranno adeguare”. Una bella sfida alla burocrazia che tende a sfuggire ogni controllo: vedremo chi la vincerà.

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