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La madre di Ciro: “tifo becero”, la Roma prende le distanze

Roma-Napoli è passata, le polemiche e le riflessioni sugli infamanti striscioni contro la signora Leardi, mamma di Ciro Esposito, restano. E la giustizia, ordinaria e sportiva, in queste ore valuta le iniziative da prendere anche se, codice alla mano, si tratta di una violazione del regolamento d’uso degli impianti e chi ha concepito la vile lenzuolata rischia al massimo una denuncia. Ma il contenuto sarà analizzato anche dal giudice sportivo su segnalazione della Procura Federale che, dato il clamore della vicenda, si è già attivata: esaminata la relazione inviata dagli ispettori federali, potrebbe decidere sull’ accaduto già domani. Intanto la signora Leardi, ospite del ‘Processo del Lunedi« ha ribadito di aver »provato un grande dolore nel leggere quegli striscioni ma la parola ‘lucrarè io non la conosco. No siamo persone semplici che con grandi sacrifici abbiamo tirato sù i nostri figli. Poi però mi sono rafforzata, ho pensato che quelle persone non vogliono che io vada avanti, ma io vado avanti lo stesso«, ha aggiunto la mamma di Ciro augurandosi che già da mercoledì in Coppa Italia il silenzio sia la migliore risposta a quegli striscioni. Dal presidente della Figc a quello della Roma, dal Viminale al legale della Famiglia Esposito, passando per i sindaci delle due città fino alle voci della politica e del pallone, le scritte ignominiose che hanno fatto da triste cornice al derby del Sud hanno sollevato un’unanime condanna, mentre la questura di Roma sta lavorando per dare un nome ai protagonisti dell’ episodio. »I tifosi romanisti che allo stadio Olimpico durante la gara col Napoli hanno esposto striscioni offensivi verso la mamma di Ciro Esposito rappresentano quanto di più becero e negativo del tifo da curva – è l’analisi da parte del Viminale – ma serve impegno reale per la segmentazione della curva prevista un anno fa dalla task force di Alfano«. Agli Interni fanno sapere di aver apprezzato la condanna di James Pallotta: ‘Ha mandato un messaggio importante – dice una fonte all’Ansa – perchè ribadisce un’etica del tifo. È un fatto positivo, ma rimane molto da fare. Bisogna tirare fuori quelli che usano le curve per affari propri. Per fare questo bisogna che ci si metta tutti quanti insieme e si vada nella stessa direzione. Ci sono mostri giganteschi che vivono in certi settori degli stadi italiani e devono essere disarticolati. Sbagliato pensare che la soluzione siano solo i controlli. Gli striscioni sono spesso di carta molto sottile, vengono tagliati e piegati, a due lettere per volta, e poi una volta dentro lo stadio, incollati con il nastro adesivo. Difficilissimo scoprirli. Quanto accaduto sabato è intollerabile perchè ha visto coinvolto un gran numero di tifosi soggiogati dalla sottocultura di alcune curve. Ora servono risposte decise non riconducibili solo alla repressione ma soprattutto al lavoro di isolamento di violenti ed incivili ed alla netta rescissione di ogni rapporto con loro». Se il presidente della Figc Tavecchio ha «espresso tutta la solidarietà e la vicinanza alla signora Leardi, gravemente offesa nel suo dolore più profondo dal contenuto degli striscioni apparsi allo stadio Olimpico di Roma», il legale della Famiglia Esposito va oltre, chiedendo «5 punti di penalizzazione per la Roma, la squalifica del campo e il risarcimento danni». Questo mentre la Roma ha pubblicamente condannato quanto accaduto: «Ogni vita persa per una partita è una sconfitta – ha detto il presidente Pallotta – l’enorme dolore che ne consegue merita il massimo rispetto e richiede l’impegno di tutti perchè non si rinnovi, neanche in forma verbale, sugli spalti». Striscioni che l’ex giallorosso Vincenza Montella ha bollato come «qualcosa di innaturale». Per il tecnico della Fiorentina «è giusto prendere dei provvedimenti e non infliggere solo una multa». In attesa delle decisioni del giudice sportivo, le scritte di sabato, per quanto infamanti, non costituiscono un reato giuridicamente perseguibile dalla magistratura ordinaria, ma solo una violazione dei regolamenti di uso dell’impianto sportivo e quindi al momento, se non c’è una recidiva da parte di uno dei tifosi coinvolti non esiste neppure l’ipotesi del Daspo. La Roma potrebbe rischiare una multa, il codice di giustizia sportiva non prevede, infatti, in questi casi la chiusura di un settore o dell’intero impianto: la Juve nel marzo 2014 se la cavò con 25mila euro per gli striscioni insultanti la memoria di Superga. In quell’occasione furono denunciati tre tifosi bianconeri ai quali oltre al Daspo, fu notificata una denuncia per la violazione di una legge del 2007, sul divieto di introduzione o esposizione di striscioni e cartelli che incitino alla violenza o che contengano ingiurie o minacce.

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