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Tortura, rush finale alla Camera, forse ok entro l’estate

La sentenza della Corte di Strasburgo contro l’Italia per tortura per quanto accaduto alla scuola Diaz potrebbe dare la spinta decisiva per l’introduzione di questo reato nell’ordinamento del nostro Paese. Dopo anni di discussione in Parlamento, in effetti, le Camere sembrano davvero sul punto di poter dare il via libera definitivo a una proposta di legge in materia colmando un vuoto legislativo che anche la Corte accusa il nostro Paese di avere. Del resto la prima proposta di legge sul tema, a firma del senatore Nereo Battello del Pci, risale addirittura al 1989 l’anno dopo la ratifica dell’Italia della Convenzione dei diritti umani contro la tortura del 1984. Ma, dopo dibattiti di anni, è solo di recente che il Parlamento si è mosso con più concretezza su questo fronte. La proposta di legge che introduce il reato di tortura nel codice penale italiano è, infatti, approdata in Aula alla Camera il 23 marzo scorso e potrebbe avere il via libera a breve. «Già domani potrebbe esserci l’ok della Camera – spiega la presidente della commissione Giustizia di Montecitorio, Donatella Ferranti – e il via libera definitivo potrebbe arrivare entro l’estate». Si tratta, infatti, della seconda lettura ma il testo del Senato è stato modificato e, dunque, dovrà tornare a Palazzo Madama. Il provvedimento prevede l’introduzione del reato di tortura nell’ordinamento italiano come reato comune e prevede per questo il carcere da 4 a 10 anni. È prevista una aggravante nel caso la tortura venga perpetrata da un pubblico ufficiale con le pene che vanno dai 5 ai 12 anni. La Camera è intervenuta, come spiega la Ferranti, specificando meglio il reato «per evitare sovrapposizioni con reati che già puniscono la violenza come le lesioni e i maltrattamenti» e sono stati inoltre «raddoppiati i tempi della prescrizione perché sono reati di difficile accertamento come dimostra anche il caso della Diaz» (con le lesioni che sono finite prescritte ndr). È colpevole di tortura, secondo il testo, chi, con violenza o minaccia ovvero con violazione dei propri obblighi di protezione, cura o assistenza, cagiona intenzionalmente a una persona a lui affidata o sottoposta alla sua autorità acute sofferenze fisiche o psichiche al fine di ottenere informazioni o dichiarazioni o infliggere una punizione o vincere una resistenza o ancora in ragione dell’appartenenza etnica, dell’orientamento sessuale o delle opinioni politiche o religiose.

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