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Oman, intangibile atmosfera di pace, nel 2015 lo visiteranno 35 mila italiani.

Se non ci siete già stati voi, forse c’è stato un vostro amico o un parente. L’Oman negli ultimi anni è diventata una delle destinazioni privilegiate del turismo mondiale, e l’Italia non si è tirata indietro in questa pacifica invasione. In un bacino di 1.471.746 visitatori (in crescita del 7,5% nel 2014) l’Italia spicca come quinto paese di provenienza (quarto europeo dopo Regno Unito, Germania e Francia): nel 2014 sono stati 31.858 i cittadini italiani che hanno visitato l’Oman, il 22,2% in più dell’anno precedente (26.093) con un trend negli ultimi 5 anni del +40% annuo. E nel 2015 ne saranno attesi 34mila, grazie al lavoro di 108 tour operator italiani.

Porta principale di questo flusso inarrestabile è l’aeroporto internazionale della capitale Mascate che collega l’Oman a 45 città nel mondo e che da quest’anno sarà più trafficato grazie all’avvio di collegamenti quotidiani per Oman Air, la compagnia di bandiera. E mentre nuovi aeroporti sono in costruzione anche le strutture d’accoglienza si stanno adeguando ai nuovi afflussi: entro il 2017, infatti, le camere disponibili passeranno dalle attuali 15mila (per 20mila posti letto) a 32mila, come ha fatto sapere Salim Al Mamary, direttore generale del Ministero del Turismo dell’Oman arrivato oggi a Milano per presentare il padiglione omanita di Expo 2015.

Ma quali sono le attrazioni che rendono l’Oman una meta sempre più ricercata?
Fra tutte spicca il mare: l’Oman ha una lunga costa di 3165 km che si affaccia sull’Oceano Indiano, considerata una delle mete privilegiate in Medio Oriente per lo snorkeling. Il mare è occasione per un turismo più rilassato nelle spiagge di Mascate, o per un viaggio più avventuroso nelle crociere sulle imbarcazioni tradizionali, i dhow. Questo è uno dei modi per scoprire ad esempio una delle più interessanti località omanite, la penisola di Musandam, che per via delle sue alte falesie è definita regione dei ‘fiordi d’Arabia’. Sul mare l’Oman mette in pratica un’idea di sviluppo sostenibile fortemente rivendicata: così, mentre si stanno costruendo 4 nuovi porti turistici, per decentralizzare il turismo marittimo dalla congestionata Mascate, l’innalzamento di grandi resort sulle spiagge è proibito, come sottolinea Al Mamary.

Occupando l’80% di un territorio poco più grande di quello italiano, il deserto è un altro elemento primario del panorama omanita e, di conseguenza, del suo turismo: luoghi come le vaste distese di sabbia di Rub’ al-Khali o di Sharqiyah (detto anche Wahiba sands dalla popolazione beduina che la popola), il lago salato Sabkha di Um Al-Samin e l’hamada (deserto roccioso) di Jiddat el Harassis sono alcuni dei punti privilegiati per vivere il deserto omanita. Nella regione lunga 800 km che separa il nord del paese dalla regione meridionale del Dhofar ci si può accampare per ammirare il tramonto, ma non solo. L’altra faccia del deserto è infatti l’acqua, disperatamente ricercata fra i fiumi periodici o raccolta dalla pioggia: l’ingegno arabo ha così creato oasi grazie agli aflaj (al singolare, falaj), i canali artificiali che consentono il lavoro alla metà della popolazione omanita impegnata nell’agricoltura. I diecimila aflaj omaniti sono considerati anche Patrimonio Unesco e sono fra le attrazioni turistiche e vanto del paese. Altro panorama tipico dell’Oman, spesso collegato al falaj, è il wadi: le voragini pietrose e i letti temporanei dei fiumi, di cui si contano almeno 60 esempi, sono meta degli appassionati di canyoning.

In questi paesaggi l’Oman offre una realtà faunistica varia: da un re del deserto come il dromedario alla rara pantera araba, dai branchi di barracuda alle fitte popolazioni di tartarughe (embratica e caretta caretta). Ma non solo di natura è fatta la proposta turistica omanita, che mette sul piatto una storia di 5000 anni. L’Oman, ieri come oggi, è crocevia di commerci: se oggi è il petrolio a dominare gli scambi, nell’antichità era l’incenso. Dal 2000 quattro siti della ‘terra d’incenso’ sono considerati Patrimonio dell’Unesco: gli alberi d’incenso (Boswellia sacra) di Wadi Dawkah, i resti dell’oasi della carovana di Shisr, le rovine dell’anticha Sumhuram e il porto di Al-Balid risalente al IV secolo a.C. sono tappe principali della via dell’incenso. A settembre inoltre la città di Salalah ospita anche un grande mercato dedicato alla preziosa resina profumata, tanto preziosa da far parte delle 100 essenze del profumo più caro al mondo, Amouage, nato proprio in Oman. Il paesaggio dell’Oman è punteggiato anche da oltre 1000 fra forti e castelli, testimonianze tangibili delle diverse fasi storiche del paese: si pensi alla fortezza di Nizwa, antica capitale omanita e città principale della regione montagnosa di Dakhiliyah celebre anche per il suo suk.

Il segreto dell’Oman però non sta solo nella sua offerta materiale, ma in un’intangibile atmosfera di accoglienza e di pace. A motivare questa condizione contribuiscono senz’altro cause socio-economiche e politiche, come il riformismo moderato del Sultano Qaboos, o una posizione di peacekeeping nell’area medio-orientale. Ma la pace dell’Oman è anche un fatto culturale: il paese è infatti uno dei pochi a riconoscersi nell’ibadismo, corrente dell’Islam basata su pacifismo, tolleranza e indulgenza, popolare in altri luoghi non a caso rinomati per il turismo come Zanzibar e Djerba. L’accoglienza si traduce nella pratica anche con politiche turistiche che coinvolgono i paesi vicini: così, ad esempio, il visitatore di Dubai o Qatar non ha bisogno di un altro visto per entrare in Oman. La tradizione osservata in Oman vieta inoltre la costruzione di grattacieli, ma dietro questo principio c’è anche un’attiva politica per la sostenibilità. “Quando abbiamo aperto le porte del sultanato per sviluppare il turismo abbiamo pensato prima di tutto di trasformare l’Oman in una destinazione di alto livello, non di turismo di massa”, ha detto Al Mamary. Questa la strada indicata per un settore che interessa attualmente il 2% del PIL nazionale e che non nasconde ambizioni, come quella di arrivare a 4 milioni di turisti nel 2017. Un obiettivo non impossibile per un paese che in soli 5 anni dall’apertura del suo primo ufficio turistico a Milano ha già conquistato l’immaginario italiano.

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