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Addio movida, Barcellona ora va a letto presto

Europeizzarsi, adottare abitudini più vicine a quelle della maggior parte del mondo occidentale. Se c’è qualcuno, in Spagna, che ce la può fare, sono i catalani, più dinamici, meno inclini a vizi tipicamente iberici come la siesta. Per questo il governo della Generalitat guidato da Artur Mas ha deciso di rompere gli indugi proponendo una “legge sugli orari” che, se portata fino alle estreme conseguenze, provocherebbe un cambiamento radicale nello stile di vita dei cittadini. Non si tratta, almeno per il momento, di cambiare il fuso orario, dato che – come è ovvio – non rientra nelle competenze regionali adottarne uno diverso da quello in vigore in tutto il territorio nazionale. Il dibattito anche su questo punto, si sa, esiste. Ma, a Madrid, si trascina da tempo senza che si prospetti per ora alcuna soluzione. Il fuso spagnolo è notoriamente anomalo: fu il dittatore Francisco Franco, nel 1941, a scegliere l’ora dell’Europa centrale (si dice per compiacere la Germania nazista) piuttosto che quella che le corrisponderebbe in base alla sua posizione geografica, molto prossima al meridiano di Greenwich. Da qui le inevitabili conseguenze sull’organizzazione della vita quotidiana, segnata da incongruenze e scarsa efficienza.

Ora il Parlamento di Barcellona si propone, per via legislativa, di imporre una “terapia shock”. Si tratterebbe di stabilire un “momento zero”, una sorta di “ora x”, in cui la Catalogna comincia a sganciarsi dalla lentezza iberica, dalla pigrizia spagnola, per unirsi al treno dell’Europa attiva e produttiva. In che modo? Intanto con un’apertura generalizzata degli uffici pubblici alle 8 del mattino. Poi con l’anticipo di due ore della pausa pranzo (che verrebbe ridotta al minimo indispensabile, possibilmente 30 minuti), e quindi con l’uscita anticipata dal lavoro. Il resto verrebbe di conseguenza: cenare prima, cambiare le abitudini dei telespettatori (una modifica del “prime time” tv è già stata proposta di recente a livello nazionale, ma finora con scarsi risultati) e dormire un numero di ore sufficiente. Il cambiamento coinvolgerebbe progressivamente tutti gli aspetti della vita sociale, dall’attività scolastica agli orari di apertura degli esercizi commerciali. E, nel mondo dello sport, non si ripeterebbero più anomalie come quelle di una partita di calcio che comincia alle 10 o alle 10 e mezza di sera e si conclude solo il giorno dopo.

Progetto realizzabile? O solo utopia? “Bisogna passare da un orario franchista irrazionale o uno democratico e razionale”, dice Francesc Homs, braccio destro del governatore Mas. In modo sperimentale, anche in assenza della legge, qualcuno ci ha già provato, e con buoni risultati. Nello stabilimento della Damm, il più grande produttore di birra catalano, hanno anticipato l’orario di ingresso e uscita dal lavoro, aumentando del 10 per cento i livelli di produttività. Per mettere in pratica la sua rivoluzione oraria, Artur Mas aspetterà le elezioni del prossimo mese di settembre. A quel punto, in caso di vittoria del blocco nazionalista, il suo sarà anche un gesto per segnare in modo netto un distacco dal resto della Spagna: nella politica come nelle abitudini quotidiane.

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