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F1/ In Cina trionfa ancora Hamilton, terza la Ferrari di Vettel

Shanghai, doppietta Mercedes. Scontata sin dal venerdì. La cronaca odierna è (purtroppo per lo spettacolo, ma non per i fan tedeschi) ancora quella di un dominio incontrastato nel dodicesimo gran premio di Cina: si aggiunge all’albo d’oro di questa pista il quarto sigillo per Hamilton, seconda volta con la maglia Mercedes, per un trentacinquesimo successo in carriera che è sembrato facile come bere un bicchiere d’acqua. Come ha lui stesso spiegato con innocente candore alla fine della gara, dopo un week-end “tranquillo” oggi ha semplicemente controllato.

A coronare la grande giornata per la casa di Stoccarda c’era ovviamente il secondo posto di Rosberg, mai veramente pericoloso per il leader, ma regolarmente veloce e arrancante allo stesso tempo, regolarmente sul podio e triste come un cane bastonato, regolarmente lamentoso e alla ricerca di scuse sempre più improbabili: comunque eticamente corretto e professionalmente più che sufficiente a fare da tappo alle truppe nemiche. Grazie tuttavia solo a se stesso, Hamilton oggi diventa l’imperatore della perla d’Oriente, che lo ha visto consolidarsi quale pilota che ha trionfato più di tutti in questi dodici anni su questo tracciato dalle infrastrutture ciclopiche ma anche architettonicamente tradizionali nelle bellissime e uniche hospitality circondate dall’acqua. Due invece i successi per Alonso e uno solo per tutti gli altri che sono stati capaci di arrivare davanti: Barrichello, Schumacher, Raikkonen, Vettel, Button e Rosberg in Cina non sono invece riusciti a ripetersi.
Un’altra curiosa statistica è che solo Hamilton nel 2008 e 2014, Alonso nel 2005 e Raikkonen nel 2007 hanno trionfato a Shanghai e poi vinto anche il titolo iridato nella stessa stagione. Complici le condizioni spesso difficili nell’inquinata periferia di Shanghai, dove negli anni non sono mancate fortissime piogge: un dato che potrebbe anche essere indizio di una pista non particolarmente indicativa sulle reali condizioni di competitività di auto e piloti in ottica mondiale.

Di sicuro il fatto più importante di questo weekend in Estremo Oriente è che la Mercedes si è messa velocemente alle spalle la sbiadita gara di Sepang ed è saputa tornare saldamente in testa. Un recupero che non è passato inosservato al muretto rosso, tanto che Maurizio Arrivabene nelle dichiarazioni pre-gara aveva chiaramente ricordato le aspettative per la stagione annunciate a inizio anno: due-tre vittorie e piedi ben saldi per terra. Dopo “l’ubriacatura” malese, insomma, si torna temporaneamente a parlare di una Ferrari che deve sempre inseguire le Mercedes ufficiali, per fortuna però con presupposti migliori che nella season opener dell’Australia: oggi entrambe le rosse hanno concluso il weekend senza problemi, al terzo e quarto posto, dimostrando vera affidabilità e dando l’unico vero brivido ai tifosi in tutta la domenica con la partenza da manuale del finlandese, che in poche curve si è “mangiato” entrambe le Williams come se fossero guidate da novellini.

Lo start di Shanghai in una bella e soleggiata giornata di sole è stato infatti il momento più interessante di tutta la giornata. L’occasione colta da Kimi gli vale finalmente un sorriso e, anche se non è potuto salire sul podio, ha permesso alle rosse di firmare la doppietta degli “altri”. Le Ferrari terza e quarta sono sempre una buona notizia, e la ritrovata competitività delle Williams dà per fortuna quel pizzico di sale in più a un campionato che, ci si augura, non veda solo due o quattro auto protagoniste. Massa e Bottas quinti e sesti servono per alternare i team nella classifica provvisoria dei piloti dopo tre gare, che dopo Hamilton a 68 punti vede Vettel a 55, Rosberg a 51, Massa a 30, Raikkonen a 24 e Bottas a 18. Segue l’esordiente Nasr, settimo a 14 punti, rispecchiando il quarto posto nel Constructor Standings sorprendentemente occupato dalla Sauber: grazie anche ai 5 punti odierni, la scuderia elvetica si ritrova in vantaggio di sei lunghezze su Red Bull e sette su Toro Rosso, precipitate anche oggi in una valle di lacrime e inaffidabilità.

Prestazioni dei singoli a parte, bisognerebbe riflettere sulla carenza di spettacolo vero: a causa di una pista veloce e iper sicura come Shanghai, in un pomeriggio raggiante e senza imprevisti come oggi la scarsa vivacità ha prevalso sui contenuti di una gara comunque non del tutto anonima. Punto su cui riflettere: prima delle danze ai box il “lap chart”, ovvero il diagramma che mostra il variare delle posizioni delle monoposto a ogni singolo giro, è stato assolutamente piatto in vetta e, in generale, nelle prime sei posizioni ha registrato solo il sorpasso di Raikkonen. Il problema è che anche scendendo di molte linee, questa rappresentazione così piatta misura e dimostra matematicamente una domenica noiosa, nonostante si sia corso in una delle piste disegnate da Tilke meglio “digerite” dai piloti per la buona varietà nelle tipologie di curve.

In questa ancora non capita e matura Formula 1 ibrida, che a Shanghai ha visto girare il miglior pilota a ben oltre due secondi sotto il record della pista, che appartiene ancora a Schumacher, è andata comunque tutto sommato bene per l’aspetto sportivo: 9 piloti a pieni giri, solo 3 ritiri. Oltre ai tre big, si segnalano a punti una Lotus, ben due Sauber e una sola Red Bull. Quella di Ricciardo, che merita un elogio speciale: scivolato da settimo a diciassettesimo in partenza per un problema tecnico apparentemente al dispositivo anti stallo, ha saputo rimontare e tagliare il traguardo, mentre il suo compagno Kvyat si è arreso al motore Renault che ha tradito anche la Toro Rosso di Verstappen, anche se in componenti differenti.

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