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LIGURIA/ Il Pd alle prese con il caso Recco, “non ci sarà fuga a sinistra”

Un’emorragia di voti a sinistra è il pericolo che corre il Pd in Liguria, dove per le elezioni regionali partiti e movimenti di sinistra radicale hanno costituito una formazione che si presenterà con un proprio candidato presidente, Luca Pastorino, ex deputato – amico di Civati – del Pd, che ha lasciato il partito proprio per correre contro Raffaella Paita, candidata (dem) del centrosinistra. A sostenere Pastorino, oltre a una lista civica in via di formazione, è Rete a Sinistra, dove sono presenti Sel, Rifondazione Comunista, Lista Doria e altre organizzazioni e movimenti, come la Comunità di San Benedetto, ma anche militanti ed elettori del Pd civatiani o cofferatiani. E se il peso di Sel e delle altre formazioni ufficiali può essere calcolato, il numero di eventuali elettori del Pd che potrebbero non andare a votare o scegliere Pastorino è imprevedibile. Nei giorni scorsi nove membri del Direttivo Pd di Recco, cittadina di novemila abitanti della riviera del Levante genovese si sono dimessi perché in contrasto con la linea politica assunta dal partito. I dirigenti del Pd ritengono che il fenomeno non possa assumere proporzioni rilevanti. «A Recco – dichiara all’Adnkronos il segretario del Pd di Genova Alessandro Terrile – si tratta di un caso particolare, giovani sui trenta anni neoiscritti al Pd rimasti delusi dalla sconfitta alle scorse elezioni amministrative. Hanno seguito Marcello Napoli che è sempre stato vicino a Pastorino. Ma nel corpo del partito non mi sembra che ci sia questa fuga verso Rete a Sinistra». Anche secondo il segretario regionale del Pd, Giovanni Lunardon «quelli usciti dal partito non sono un gran numero, si contano sulle dita di due mani, non c’è nessuna emorragia. Noi lavoriamo per sostenere l’alleanza del centrosinistra, mettendo in campo liste forti, serietà e idee innovative. Per questo io ho rifiutato di essere messo nel listino e ho preferito fare il capolista. Quelli che hanno costituito una formazione per spostare l’asse politico a sinistra di fatto favoriscono soltanto la destra». Secondo Pastorino, «Recco è un caso un po’ eclatante ma è evidente che ci sono segnali di un fenomeno in atto: noi prendiamo forza e attrattività perché rappresentiamo l’unica proposta di centrosinistra in campo. Il Pd, ormai, propone altro. Le adesioni al nostro schieramento vengono dalla chiarezza di questa contrapposizione». Una certa consistenza il fenomeno deve averla perché nei giorni scorsi il presidente della commissione di garanzia del Pd della Liguria, Paolo Turci, in una lettera inviata a Lunardon, ha scritto di avere appreso che «numerosi iscritti e/o elettori degli albi delle primarie hanno recentemente annunciato di non intendere sostenere la candidata presidente della Regione scelta dal partito, se non addirittura di volere sostenere candidati a questa alternativi» e ha ricordato che questi iscritti rischiano delle sanzioni. Il fatto è che Raffaella Paita alle primarie ha vinto nettamente, battendo Sergio Cofferati con quasi 4.000 voti di scarto ma Cofferati non ha accettato la sconfitta, parlando di brogli e di voti di destra o comperati che avrebbero favorito la sua rivale, è uscito dal partito e ha poi lanciato la candidatura di Pastorino. Non si sa quanti elettori potrebbero seguire le sue indicazioni. Paita ha 41 anni, è renziana, si presenta come portatrice di idee nuove pur in continuità con l’amministrazione Burlando di cui fa parte come assessore. Ma la Liguria non è certo una roccaforte di Renzi e a Genova, alle primarie per il candidato sindaco, aveva vinto Marco Doria, sostenuto da Sel. Doria, poi eletto sindaco, era stato facilitato dal fatto che alle primarie il Pd aveva presentato due candidate, comunque resta il fatto che a Genova la sinistra radicale è forte e non a caso Paita alle primarie ha vinto nelle altre tre province liguri ma non in quella di Genova. Inoltre, ai militanti ed elettori del Pd scontenti della svolta renziana potrebbero aggiungersi quelli che, indipendentemente dagli orientamenti politici, sono avversari di Claudio Burlando. In dieci anni di amministrazione il governatore uscente ha riscosso molti consensi, si è fatto amici ma anche nemici. Paita, che è vista come la sua delfina, in qualche misura erediterà gli uni e gli altri. La candidata del centrosinistra ha anche dei limiti nella ricerca delle alleanze. Area Popolare potrebbe essere disponibile ma un’alleanza sembra da escludere. «Stiamo valutando l’opzione Paita – dichiara all’Adnkronos Eugenio Minasso, segretario regionale di Ncd, confluita in Area Popolare – Con una coalizione guidata da Cofferati non avremmo mai preso in considerazione la possibilità di alleanze, con questo centrosinistra, che ha perso l’ala civatiana, passata a una lista concorrente, si può discutere. Comunque noi siamo appena nati, in pratica Area Popolare esiste soltanto come firma depositata da un notaio, abbiamo bisogno di qualche giorno di tempo per chiarirci le idee. Credo che presto sapremo qualcosa di preciso». «Non è certo questa la nostra posizione – ribatte Lunardon – Io ho sempre detto con forza no ad alleanze con forze politiche di centrodestra e la direzione ha votato all’unanimità un ordine del giorno che escludeva Ncd dal perimetro delle possibili alleanze». Anche per Terrile l’accordo con Area Popolare è impossibile. Paita sarà sostenuta dal Pd e da due liste civiche, Liguria con Raffaella Paita e Liguria Cambia. La candidata del centrosinistra sta valutando anche l’opportunità di presentare una terza lista, che potrebbe attirare i voti degli elettori moderati. Non è detto che questa terza lista si faccia, esiste anche il pericolo di un eccessiva frammentazione dei voti, in ogni caso, secondo alcuni, le liste civiche potrebbero accogliere singoli esponenti di Area Popolare, magari quelli provenienti dall’Udc. «È bene essere chiari e coerenti – precisa Terrile – e cercare consenso in modo trasparente. Abbiamo detto no al centrodestra e così sarà. Certo, senza voler fare gli esami del sangue a nessuno, si possono valutare alcune figure. Uno come Gino Garibaldi, per esempio, che è stato nostro avversario per dieci anni non potrebbe entrare neppure nelle liste civiche. Il sindaco di un paese che ha amministrato bene e chiede di aderire al nostro schieramento può essere preso in considerazione. Ma anche in questo caso in tutta trasparenza e sulla base di un progetto politico».

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