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Cede pilone, la Procura di Termini Imerese indaga per disastro

Anche la Procura di Termini Imerese vuole vederci chiaro sul cedimento del pilone sull’autostrada A19 Palermo-Catania, nel viadotto tra Scillato e Tremonzelli. L’ultimo tassello di un mosaico di crolli che hanno coinvolto negli ultimi due anni le strade siciliane e che sono finiti sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti, che anche in questo caso hanno aperto un’inchiesta. L’ipotesi di reato è disastro colposo, lo stesso per il quale si indaga sul cedimento a Capodanno della struttura di accesso al viadotto Scorciavacche della Palermo-Agrigento. Una serie di incidenti che potrebbe avere influito anche sulla decisione del presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, di rimettere l’incarico a metà maggio. Mentre i magistrati di Termini hanno nominato propri consulenti e acquisito un’informativa dell’Anas, sul fronte degli interventi, la società delle autostrade sta cercando una parziale soluzione. Rimangono in piedi, è il caso di dirlo, il progetto di demolizione della parte del viadotto autostradale interessata dal dissesto e la realizzazione, in tempi brevi, di interventi di manutenzione straordinaria dei percorsi alternativi per riaprire, con doppio senso di marcia, la parte del viadotto non interessata dalla frana che ha causato il cedimento del pilone. I disagi per gli automobilisti, i pendolari e più in generale per l’economia regionale si sono fatti già sentire e un fuoco di critiche ha già travolto il governo di Rosario Crocetta. Il presidente della Regione, che è andato a Roma per incontrare i dirigenti Anas con l’assessore regionale alle Infrastrutture Giovanni Pizzo, ribatte a Erasmo D’Angelis, il coordinatore della struttura di missione di Palazzo Chigi, #italiasicura contro il dissesto idrogeologico, che ieri aveva criticato Anas e Regione per non aver utilizzato i fondi per la messa in sicurezza dell’autostrada A19: «Se l’intenzione di Roma è di commissariare la gestione del dissesto idrogeologico per affidarla a qualche amico di corrente o grand commis di Stato, che non abbiamo dubbi farà in fretta magari garantendo gli affari agli amici degli amici com’è avvenuto per le grandi opere, faccia pure. Inoltrerò formale protesta al premier Renzi per le dichiarazioni fatte da un esperto: prima di parlare è opportuno riflettere e magari studiare le vicende». «Il mio governo – aggiunge – non c’entra un fico secco col cedimento del pilone. Invece di fare chiacchiere e di togliere soldi alle Regioni, Roma ci dia i fondi». E aggiunge: «Io non ho trovato nemmeno un centesimo quando mi sono insediato l’8 dicembre del 2012. I primi fondi li abbiamo ricevuti alla fine dell’anno scorso, una settantina di milioni quando ci vorrebbero almeno 2 miliardi per il dissesto idrogeologico, ma questo non preoccupa qualche solone di Roma». L’abbandono delle istituzioni è anche il refrain dei sindacati. «Il cedimento del pilone – dice la Cgil – è lo specchio di una viabilità, quella siciliana, ridotta ormai a colabrodo, una viabilità che dopo ogni stagione invernale continua a ridursi inesorabilmente sempre di più nella più totale indifferenza della politica e delle istituzioni». Più preciso l’attacco dell’Ugl: «A poco servono gli spot illusori del presidente Crocetta. La Sicilia pretende risposte ma, soprattutto un’attenzione maggiore alle problematiche ambientali». L’emergenza viabilità ha spinto una delegazione del Pd, guidata dal segretario siciliano Fausto Raciti, a chiedere al ministro Graziano Delrio «una visita urgente nell’isola per mettere in campo un impegno straordinario per assicurare mobilità a tutti i siciliani».

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