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Viterbo, scoppia la guerra delle terme. Stagione a rischio per molti?

Allarme rosso a Viterbo, sta scoppiando la guerra delle Terme. Ci sono avversari palesi e nemici occulti, il braccio di ferro tra uno stabilmento ricco di storia e di successo e il Comune, sullo sfondo il fantasma delle vecchie Terme ex Inps, chiuse e impolverate da tempo e per una rinascita delle quali c’è una crescente pressione politica. Le “acque” danno lavoro ad un sacco di gente, indotto compreso, Oltre 250 prenotazioni già disdette. Dodici lavoratori stagionali (10 fanghisti, un autista e un addetto alla reception) a spasso. Un danno economico per i bed&breakfast convenzionati stimato in circa 75mila euro. E questo fino a ora. A rischio, poi, ci sono decine di dipendenti (fra quelli diretti e dell’indotto) e l’immagine di Viterbo città termale. Eccolo il pasticciaccio in scena alle Terme dei Papi . Perché? I lavori di ripristino della falla provocata il 25 novembre al pozzo San Valentino e che aveva svuotato la callara del Bullicame, non hanno affatto risolto il problema: l’acqua che arriva alla struttura gestita dalla famiglia Sensi è ancora insufficiente (2,8 litri al secondo contro i 10 necessari). La stagione dei fanghi (partenza prevista il 16 marzo) è sospesa. Sul piede di guerra i sindacati: «Se questo è quanto il Comune ha a cuore gli interessi della città, c’è da preoccuparsi», dicono. E incredulo Fausto Sensi: «A questo punto ho il sospetto che ci sia una strategia precisa per annientare un’azienda che funziona», si sfoga.
In pratica i lavori, partiti il 12 marzo e conclusi il 15, sono serviti solo a tappare la falla che provocava la dispersione di acqua termale nelle campagne. «Ora – dice Sensi – finisce tutta nel pozzo san Valentino (quello a cui attingono le terme Salus, ndc) anziché alimentare la callara del Bullicame e da lì, tramite una condotta, le terme comunali». Il progetto approvato dalla Regione il 3 marzo (dopo oltre 3 mesi dall’incidente) prevedeva una fase A e una fase B. «È la seconda a non essere partita, quella che deve – continua – ricondizionare il pozzo ai livelli precedenti e riportare acqua alla callara». Lo scrive anche il direttore di miniera Giuseppe Pagano in una lettera a Sensi del 19 marzo, in cui chiede “massima comprensione per gli eventuali disservizi”. Ma lui replica: «Nel 2014 abbiamo erogato 32.250 fangoterapie e curato 46.518 clienti. Se il Comune continua così – conclude – ci danneggeranno in maniera irreversibile, altro che disservizi».
Infuriati i sindacati. «Se l’acqua non arriva – sostiene Fortunato Mannino (Cisl) – migliaia di persone anziché a Viterbo andranno in altre strutture. Un danno inestimabile per il settore termale e il turismo. Le istituzioni dovrebbero facilitare chi investe, non intralciarlo». Parla di «vergogna» Elvira Fatiganti della Uil. «Il Comune – accusa – ha davvero toccato il fondo: stanno impedendo a un’azienda che funziona di lavorare. Sto preparando un report da inviare a Striscia la Notizia e Le Iene». E dalla Cgil Donatella Ayala conclude: «Hanno compromesso la stagione termale e lo sanno. Incomprensibili i ritardi nel terminare i lavori. E all’occupazione non ci pensano?».

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