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I fittiani affilano le armi, oltre mille firme per ricorso contro Berlusconi

In mancanza di ‘segnali’ da Arcore sulle liste in Puglia, i ‘fittiani’ affilano le armi e si preparano anche alla battaglia giudiziaria contro i ‘poteri di firma’ del tesoriere Mariarosaria Rossi, fedelissima di Silvio Berlusconi. Allo stato, sono state raccolte oltre mille firme di tesserati azzurri per contestare davanti al Tribunale la disponibilità del simbolo di Forza Italia alle regionali da parte dell’amministratrice unica del partito. I ‘ricostruttori’ hanno già contattato l’avvocato amministrativista Gianluigi Pellegrino, pugliese con studio anche a Roma ed esperto di questioni elettorali, per un eventuale ricorso. «Insieme all’avvocato Luciano Ancora -dice Pellegrino all’Adnkronos- ho ricevuto richiesta da parte di iscritti ed eletti di Forza Italia, che hanno raccolto oltre mille firme di tesserati, di esprimere un parere giuridico sulla tutela del funzionamento democratico interno al partito azzurro al fine di evitare l’utilizzo abusivo del simbolo». Pellegrino non si sbilancia quando gli chiedono quale sarà il ‘d-day giudiziario’ per i fedelissimi di Fitto, mentre il senatore campano di Gal, Vincenzo D’Anna, è pronto alla pugna, come conferma il suo avvocato Arturo Meo: «Domani o al massimo venerdi’ mattina presenteremo il ricorso per inibire il potere di depositare il simbolo e le liste a causa dell’illegittimità della nomina del tesoriere Rossi». I fedelissimi di Arcore fanno difendono la Rossi, ribadendo che l’Ufficio di presidenza di Forza Italia l’ha regolarmente nominata commissario straordinario dell’organo ‘amministratore nazionale’ di Fi, in base all’articolo 58 dello statuto attualmente in vigore, su proposta del presidente del partito Berlusconi. Pertanto, la senatrice ha la «piena titolarità ad usare il simbolo». Une versione confutata da Pellegrino citando l’articolo 49 della Costituzione : «La Rossi rappresenta Fi non più di qualsiasi altro iscritto al partito». -«Infatti -spiega Pellegrino- lo statuto forzista, ai sensi dell’articolo 49 della Costituzione che impone ai partiti di essere organizzati con metodo democratico, prevede che le liste del partito possano essere presentate soltanto da un soggetto eletto dal Consiglio nazionale del partito, che a sua volta deve essere eletto dal Congresso di tuti gli iscritti». Del resto, continua il legale, il «deliberato del Pdl del 2013 dette mandato a Berlusconi di riattivare Fi attraverso le procedure statutarie, in particolare indicendo il Congresso nazionale. Ne è seguito correttamente il tesseramento, ma non è stato mai convocato il Congresso e di conseguenza non sono mai stati eletti gli organi che possono avere la legale rappresentanza del partio e quindi presentare le liste lettorali». Quando Fitto presenterà un ricorso contro l’uso del simbolo di Fi? «Non glielo so dire», risponde Pellegrino, che precisa: «Ho risposto a una richiesta di parere da parte di alcuni militanti di Forza Italia. E aggiungo, che, a prescindere dai ricorsi, è un dovere degli uffici elettorali non consentire la presentazione di liste e simboli a chi non è legittimato, altrimenti chiunque potrà impugnare l’ammissione delle liste davanti ai giudici ordinari e amministrativi».

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