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PA/ Madia, non basta solo il concorso per fare carriera

«Non basta fare un concorso iniziale» ma «servono percorsi di valutazione» intermedi, «durante la carriera». Il ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, rompe con il passato sia, spiega, rispetto al fatto «per cui chi entrava nella P.A. aveva la certezza del posto fisso», sia pensando a quel che è accaduto di recente, con «una precarizzazione» del pubblico impiego. Innanzitutto i «concorsi devono essere fatti», sottolinea il ministro, ma «non a caso, si deve cambiare guardando anche alle migliori esperienze internazionali». E soprattutto, aggiunge, secondo una «logica di fabbisogni», bandendo il numero di posti che davvero occorrono e superando un tipo di verifica «basata su una serie di nozioni che non testano aspetti invece fondamentali per lavorare». Che i concorsi fossero nel mirino del governo era noto, ma ora il ministro, davanti agli studenti della Luiss, passa dai criteri generali a spiegare più in dettaglio quali siano le linee guida per rimettere mano alla materia. Nell’amministrazione pubblica che verrà la valutazione sarà quindi centrale e, avverte Madia, il dirigente che non dà giudizi in modo serio, differenziandoli, verrà ‘bocciato’, o meglio sarà lui stesso oggetto di «una cattiva valutazione». Per formare una dirigenza all’altezza sarà necessaria, evidenzia, una Scuola Nazionale dell’Amministrazione (Sna) di livello, «sottratta agli umori del ministro di turno». Madia tocca anche un altro fronte caldo, il rinnovo dei contratti per i dipendenti pubblici, aprendo alla possibilità di sblocco dopo cinque anni di stop (costerebbe sette miliardi) in occasione della manovra di fine anno. «Faremo una discussione collegiale», in sede di «legge di Stabilità e mi auguro – dice – di riuscire ad aprire una stagione contrattuale che è profondamente legata alla crescita del Paese». Un altro impegno il ministro lo prende sul cosiddetto Freedom of information act (Foia), che porterebbe a una completa trasparenza di atti e dati, tranne che per alcuni casi (come per le informazioni coperte da segreto di stato). Sul punto, evidenzia il ministro, anche «il Def è molto chiaro». Non è escluso che la novità possa essere inserita nel ddl Madia, che ha appena ripreso l’esame nell’Aula del Senato, dove si è cominciato anche a votare i primi emendamenti. Per ora però non ci sono cambiamenti di rilievo, è passato solo un emendamento del relatore che corregge il tiro rispetto alle osservazioni della Bilancio in tema di cittadinanza digitale, per cui il capo hi-tech dovrà essere pescato nell’ambito della dotazione organica di ciascun ufficio. La questione ha però sollevato una polemica in Aula e la senatrice Anna Finocchiaro (Pd) è intervenuta a difesa dell’autonomia del Parlamento, sottolineando come «la relazione tecnica del Mef, della Rgs, diventa per la Commissione Bilancio l’obbligo di decidere in un modo piuttosto che in un altro su un testo; va invece – dice – recuperata la responsabilità sull’articolo 81 della Costituzione», sulla necessità di trovare coperture, «altrimenti si rischia un’interferenza». Il parere della commissione Bilancio porterà anche a rivedere alcune parti del testo relative ai segretari comunali, per cui viene fatta salva la norma ponte di tre anni ma salta la possibilità per i grandi centri di reclutare da fuori i nuovi dirigenti. E un cambiamento dovrebbe riguardare il passaggio delle risorse dalle Asl all’Inps: il trasferimento dovrà essere preceduto dall’intesa in Conferenza Stato-Regioni. Niente modifiche sulla Forestale, che però, assicura Madia, sarà salvaguardata, confluendo tutta in un unico corpo di Polizia, senza dispersioni. Si è intanto chiuso il bando per il nuovo dg dell’Agenzia per l’Italia digitale, con 187 auto-candidature. Una rosa ampia da cui scegliere il successore di Alessandra Poggiani.

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