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La casa del parto di Ostia riaprirà in tempi brevi

«Mi sono attivata immediatamente dopo l’allarme lanciato dalle associazioni e dagli operatori di Ostia di fronte alla temporanea chiusura della Casa del parto »Acqualuce«, e posso tranquillizzare e rassicurare tutti: si sta lavorando per una rapidissima riattivazione del servizio da parte della Asl Roma D». A dichiararlo, in una nota, è Marta Bonafoni, Consigliera Sel alla Regione Lazio e membro della Commissione Salute alla Pisana. «La chiusura della Casa del parto – spiega Bonafoni- è stata una scelta dettata da una situazione del tutto eccezionale, dovuta a due diversi e contemporanei problemi. Da una parte essendosi esaurite le risorse con cui la Asl aveva portato avanti fino a ieri il servizio, la direzione generale ha aperto un bando pubblico per l’assunzione di quattro nuove ostetriche, concorso che ha ricevuto ben 712 domande, sottoposte al vaglio degli uffici in questi giorni. Contemporaneamente all’interno del blocco parto dell’ospedale Grassi di Ostia si è creata un’emergenza data dal fatto che due ostetriche sono temporaneamente uscite dal servizio, una per malattia l’altra per maternità, ed è stato lo stesso personale di quel reparto ospedaliero a segnalare al direttore generale Vincenzo Panella la mancanza delle condizioni minime per accogliere e far partorire le donne in sicurezza. A quel punto la Asl ha dovuto optare per la temporanea chiusura della Casa del parto, per concentrare le poche risorse rimaste sul reparto ospedaliero. Una situazione di grande disagio ma – appunto – temporanea. Il dg Panella mi ha personalmente rassicurata sul fatto che entro 20-30 giorni sarà completato l’intero iter: vagliate le domande, individuate le quattro nuove ostetriche, riaperta Acqualuce. Come peraltro aveva già fatto durante la sua audizione in Commissione Salute e politiche sociali alla Pisana, Panella ha ribadito la sua ferma intenzione di non recedere di un millimetro dal servizio Acqualuce, anzi di volerlo potenziare». «L’obiettivo di tutti e il mio personale- prosegue- deve però essere un altro: una volta riaperta la Casa del parto occorrerà lavorare per una reale e concreta messa in sicurezza e pieno utilizzo di quel servizio, che ad oggi fa solo 52 parti l’anno. Investire sul parto a domicilio o nelle case maternità significa innanzitutto fare informazione presso la comunità delle mamme e delle coppie e fare formazione del personale. In questo senso ho da tempo depositato una proposta di legge che intende far investire programmazione e risorse della Regione sulle Case maternità e sul parto extra-ospedaliero».

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