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SCHEDA/ Riforme, il Senato delle regioni e quello elettivo

L’eventuale ritorno ad un Senato elettivo rimetterebbe in discussione l’impostazione della Riforma costituzionale portata avanti dal governo, che prevede invece un Senato composto da esponenti dei Consigli regionali nominati dagli stessi consiglieri regionali. Il cambio della composizione, infatti, prevista dall’articolo 2 del ddl Boschi, implicherebbe anche un cambio di funzioni e poteri. Il ddl del governo, approvato il 30 marzo 2014 e trasmesso a Palazzo Madama l’8 aprile, era un po’ diverso dal testo poi licenziato l’8 agosto dal Senato, ma non nell’impostazione. Esso infatti prevedeva che ogni Regione mandasse nel futuro Senato sei senatori: il Presidente della Giunta, il sindaco del capoluogo, nonché due consiglieri Regionali e due sindaci. Ad essi si aggiungevano 21 senatori di nomina del Presidente della Repubblica, in carica per sette anni. Dopo una lunga mediazione con Forza Italia si giunse all’attuale testo, confermato poi dalla Camera dei deputati lo scorso 10 marzo: i senatori scendono a 100 (più cinque di nomina presidenziale) eletti dai Consigli regionali tra i propri membri, più un sindaco, in proporzione al peso demografico di ciascuna regione. Fu invece bocciata l’impostazione di Vannino Chiti e di alcuni senatori della minoranza Pd che proponevano un Senato elettivo. La differenza riguardava anche i poteri. Infatti il Senato delle Regioni non vota la fiducia e non approva le leggi (tranne le riforme istituzionali e le leggi che incidono il governo del territorio), potendo solo proporre alla Camera delle eventuali modifiche in modo non vincolante. Il Senato elettivo, secondo la proposta di Chiti, doveva invece avere molti più poteri legislativi, pur non votando la fiducia. Inoltre i senatori, nella proposta Chiti, essendo eletti in campagne elettorali politiche risponderebbero a logiche di partito e non territoriale, come per il Senato delle Regioni. Sempre in tema di composizione del Senato una lunga mediazione ha riguardato la legge ordinaria che dovrà stabilire il sistema con cui i Consigli Regionali eleggono i rispettivi senatori. Forza Italia, nella norma transitoria (attuale articolo 39 del ddl), ha preteso che fossero inseriti dettagliatamente i criteri della futura legge; essa dovrà essere tale da assicurare che ogni Consiglio eleggerà anche esponenti delle opposizioni.

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