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IL CASO/ Nell’inferno del Forlanini, il doloroso declino dello storico ospedale di Monteverde

Quasi svuotato della sua componente sanitaria (sono rimasti ormai pochi reparti e ancora per poco) è diventato una sorta di corte dei miracoli, ricovero di sbandati,extracomunitari, senza casa, luogo di lavoro per prostitute ( in particolare nella vecchia camera mortuaria) e pusher. Tutto quello che c’era da rubare (le due cappelle sono state svuotate di tutto) è stato rubato, tra siringhe e immondizie accade l’inimmaginabile. Da gennaio è diventato patrimonio della Regione. Ma Zingaretti non ha deciso cosa farne. Venderla per farlo diventare un resort di lusso? Cederlo a imprenditori della sanità privata? Il suo valore commerciale è stimato in poco meno di trecento milioni di euro. Potrebbe essere utilizzato come ostello per il Giubileo? Troppi i fondi necessari, troppo poco il tempo a disposizione

Al Forlanini, vecchio e glorioso ospedale di Monteverde, sta accadendo di tutto. Dietro una facciata da nobile decaduto nasconde un vero e proprio inferno. Quasi svuotato della sua componente sanitaria (sono rimasti ormai pochi reparti e ancora per poco) è diventato una sorta di corte dei miracoli, ricovero di sbandati,extracomunitari, senza casa, luogo di lavoro per prostitute ( in particolare nella vecchia camera mortuaria) e pusher. Tutto quello che c’era da rubare (le due cappelle sono state svuotate di tutto) è stato rubato, tra siringhe e immondizie accade l’inimmaginabile. Una terra di nessuno nel parco, nei padiglioni abbandonati. Grottesco e paradossale tutto questo accade mentre quel che resta della attività ospedaliera va avanti come niente fosse. A fronte di questo quadro dell’orrore, magari enfatizzato per ragioni di bottega dai media (La Repubblica in particolare) è scattato l’allarme, sono intervenute le autorità, i carabinieri, la Procura, le autorità sanitarie, è stato fatto un blitz, è stato blindato il perimetro? Risposte alla camomilla e al rallenty. Fa male dirlo, la cosa non interessa a nessuno, l’unico soggetto pubblico attivo è la presidente del Municipio, la Maltese. Che da sola può fare praticamente nulla.

Dunque? Riannodiamo il nastro e ricordiamo lo sfondo. Il Forlanini (oggi appendice imbarazzante dell’Azienda Ospedaliera S.Camillo) è stato un luogo di cura e di guarigione tra i più celebrati della medicina europea. Inaugurato nel ’34 – 200mila metri quadrati su 15 ettari di parco, un teatro e due chiese, un incredibile lago sotterraneo, dal 2008 ha cominciato la sua lenta dismissione, con medici, pazienti e macchinari progressivamente trasferiti nel vicino San Camillo. Sei in anni in cui la struttura, nata per curare i malati di tubercolosi e costruita con sistemi all’avanguardia per l’epoca, si è progressivamente inaridita. Dal primo gennaio il “Forlanini” è diventato patrimonio della Regione. Ma Zingaretti non ha deciso cosa farne. Venderla per farlo diventare un resort di lusso? Cederlo a imprenditori della sanità privata? Il suo valore commerciale è stimato in poco meno di trecento milioni di euro, al governatore viene l’acquolina in bocca. La Regione deve fare cassa e recuperare quanti più soldi è possibile. E in questo caso lo può fare praticamente senza chiedere permesso a nessuno. C’è anche l’idea di cederne un pezzo ad una stazione dei carabinieri e di usarne un’altra sezione per strutture socio sanitarie, Rsa e ambulatori. Ma si sa come vanno queste cose Negli ultimi mesi, sono stati trasferiti la direzione, la sede legale, gli uffici amministrativi, la dialisi e l’oculistica, ed è in corso lo spostamento dell’attività operatoria. Restano ancora al Forlanini la terapia intensiva toracica, la medicina nucleare, la chirurgia toracica e l’Unità cure residenziali intensive. Non ci vuole molto ad immaginare come possano vivere pazienti, operatori sanitari, visitatori in questo strano contesto. E pensare che qualcuno vorrebbe utilizzare la parte più dignitosa e presentabile dell’ospedale per il Giubileo, creando una maxi struttura di accoglienza, un ostello per i pellegrini, una centrale di servizi. L’assessore comunale Caudo ha fatto un sopralluogo concludendo che ci vorrebbero troppi soldi per realizzare anche questo progetto in tempi così brevi. Ma qualcuno conta di riuscire a fargli cambiare idea. Potrebbe essere un momento di svolta. Ma gli amministratori di Campidoglio e Pisana non si stanno dimostrando molto affidabili. Lo spettro della soluzione finale, l’abbandono, l’oblio si agita davanti agli occhi degli abitanti del quartiere. La lezione dell’ospedale chiuso provvisoriamente da Marrazzo , il San Giacomo, non si dimentica facilmente. Passano gli anni, la antica struttura a due passi da Via del Corso marcisce nel silenzio

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