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FOCUS/ Stop scafisti e azioni preventive, il pressing di Renzi

L’esigenza di uno Stato più capace di tutelare gli interessi nazionali ma anche la sicurezza dei cittadini e degli emigranti rappresenta ormai uno dei punti cardine della politica internazionale del nostro Paese. Forte di questa impostazione domani Matteo Renzi, dopo aver ricevuto il sostanziale viatico dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, si accinge a spiegare le linee guida che caratterizzeranno la strategia italiana: strategia su cui auspica di ricevere il via libera anche dal Consiglio europeo di dopodomani. Il presidente del Consiglio – si spiega in ambienti parlamentari della maggioranza – dovrebbe fare riferimento al concetto base che le aree di crisi si sono ampliate a tal punto che sono ormai giunte a lambire i confini europei, con il Mediterraneo diventato teatro di crisi non risolvibili rapidamente. Da qui l’urgenza di adeguare gli strumenti d’azione, tra cui in primis quello militare. E il più interessante banco di prova di questa nuova strategia potrebbe essere proprio la nuova lotta alla tratta di esseri umani tra i paesi del Nord Africa e l’Italia. Con alcuni capisaldi che si possono riassumere in 5 linee guida con l’obiettivo di «distruggere» i barconi della vergogna, studiare interventi nei paesi di origine di questo fenomeno e il raddoppio della missione di salvataggio Triton. Un piano che può essere concepito solo con il forte intervento dell’Unione europea e anche sotto l’egida dell’Onu. Il governo italiano ha individuato 5 punti, in fase di messa a punto e che possono interagire perfettamente con i 10 indicati da Bruxelles: dal rafforzamento del piano finanziario dell’operazione Frontex-Triton, all’irrobustimento dell’azione di polizia, con il contributo di tutti i paesi Ue, contro i trafficanti di esseri umani. Su questo fronte sarà importante una poderosa azione di intelligence. Cosa che fa pensare a molti analisti anche all’uso dei droni spia, e non armati, per scovare i barconi. E poi ad azioni mirate per metterli fuori uso. Niente truppe sul territorio, anche se – come è stato rimarcato anche dal Consiglio supremo di difesa oggi – l’Italia conviene sulla necessità di focalizzare l’impegno del sistema paese nelle aree di crisi di più immediato e concreto interesse per la sicurezza nazionale, a partire dalla Libia. I centri di raccolta in loco, nei paesi in cui i migranti partono, fanno parte della strada indicata dal nostro paese ai partner europei per creare una protezione alla radice, una sorta di corridoio umanitario per chi fugge da guerre e povertà. Un altro punto, il quarto, consiste nella richiesta di modificare le regole di «Dublino 3» che prevedono che i richiedenti asilo siano registrati nel paese di primo approdo, a prescindere dal paese in cui sono diretti. Il quinto punto riguarda appunto la Libia, con una sollecitazione forte a risolvere – escluso per ora l’intervento militare – la questione sul piano politico

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