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Speze pazze alla Regione Sicilia, 14 ex capigruppo verso il processo

A Giulia Adamo, ex capo del Gruppo Misto all’Ars, piacevano decisamente gli accessori griffati: borse Nazareno Gabrielli e Louis Vuitton, ma anche foulard Hermes. Poi c’era chi preferiva la lettura, come Livio Marrocco di Fli, grosso divoratore di fumetti e appassionato di Diabolik. E ancora chi come Cateno De Luca, di Forza del Sud, e Rudy Maira, dell’Udc, coltivava l’amore per le auto di lusso. Passioni costose, tutte soddisfatte a spese dell’Ars rate del leasing delle macchine incluse, dicono i magistrati di Palermo che oggi hanno notificato a 14 capigruppo della scorsa legislatura un avviso di chiusura indagine. Atto che, verosimilmente, sfocerà in una richiesta di rinvio a giudizio per peculato. A poco più di un anno dalla notizia della maxi-inchiesta della Procura palermitana sulle cosiddette spese pazze all’Assemblea Regionale a carico di 97 tra deputati e dipendenti dei Gruppi, i magistrati tentano, dunque, di chiudere il cerchio. Tentano perché se per i 14 ai quali è stato notificato l’avviso di conclusione dell’indagine le cose sono chiare ed evidente l’uso a fini personali del denaro spettante ai Gruppi, per gli altri inquisiti – un’ottantina – i confini tra lecito e illecito sono più nebulosi. È vero che per molti – Raffaele Lombardo, Salvino Pantuso, Davide Faraone, Bernardo Mattarella, l’ex presidente dell’Ars Francesco Cascio per citare i più noti – la Procura sembra intenzionata a chiedere l’archiviazione, ma per decine di deputati, a partire dall’attuale presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, i pm non hanno ancora deciso cosa fare. Dunque, per loro l’indagine continua. Il criterio seguito dagli inquirenti per separare, nel mare magnum della informativa delle Fiamme Gialle, il penalmente rilevante dal politicamente inopportuno è stato rigido: e nelle maglie della legge sono incappate solo le spese non rendicontate e quelle fatte palesemente a fini personali. Chi ha dimostrato di avere speso il denaro del Gruppo per l’attività politica o per i consulenti la farà franca. E dall’inchiesta dovrebbero essere uscite anche condotte, paradossalmente segnalate ai pm dalla Finanza: dal necrologio di 180 euro fatto da Salvino Pantuso, presentatosi quasi in lacrime in procura dopo l’avviso di garanzia, alle cialde per il caffè acquistate da Antonello Cracolici, ex capogruppo del Pd che pure, però, rischia il rinvio a giudizio per tutta un’altra serie di spese non attinenti all’attività politica. A guidare le scelte dei pm sarebbero stati anche gli orientamenti dei tribunali di altre regioni che già si sono espressi sul punto: come quello di Torino, che ha concluso a gennaio il processo a carico di alcuni consiglieri. «Il 98% delle spese che mi venivano inizialmente contestate sono state estromesse dall’indagine. Rispetto alla cifra iniziale di 1.706. 516,51 oggi mi si contesta il 2%, cioè 37.824 euro», commenta Cracolici durante la conferenza stampa convocata dopo la notifica dell’avviso. «Nella scorsa legislatura il gruppo Pd contava 29 deputati su 90, in pratica un terzo del parlamento – spiega annunciando che in caso di rinvio a giudizio si dimetterà dalla carica di presidente di Commissione – nel corso dei cinque anni il gruppo ha amministrato quasi 18 milioni di euro: tutto è stato gestito nella massima trasparenza. Siamo in grado di spiegare ogni singolo euro quando è stato speso, a che ora, da chi e come».

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