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Allarme attentati in Vaticano, arrestato “cassiere” di Al Qaeda. “Un kamikaze a San Pietro”

“Roma era piena, quando arriverà a quattro milioni di persone, se lui entrerà dentro, in mezzo alle persone… No, lui, in quell’aria delimitata, però qui”. Quando lo intercettano, al di là delle frasi smozzicate e di una traduzione approssimativa, Niaz Mir si trova al telefono, a breve distanza da piazza San Pietro. È il 24 settembre del 2010 e già da tempo la Digos indaga su quel pakistano dalle amicizie pericolose.

Proprio in quei giorni, secondo la procura di Cagliari, la presunta cellula terroristica legata ad Al Qaeda sgominata ieri stava progettando un attentato a Roma. Per realizzarlo, già da marzo, era arrivato sul suolo italiano un kamikaze, un uomo chiamato Tanveer. Lui “non è un kamikaze qualunque”, recita una delle intercettazioni contenute nell’ordinanza del gip del capoluogo sardo che ieri ha portato in carcere 10 persone. “È un fidai dai piedi al collo”, prosegue l’intercettazione, riferendosi a “un combattente votato al martirio”.

Potrebbe essere lui, dunque, la persona scelta per “entrare dentro, in mezzo alle persone”, come dice Mir, l’unico della presunta cellula arrestato ieri a Roma, nella sua abitazione in via dei Savorgnan, a due passi dalla Certosa, zona Tor Pignattara. A settembre 2010, però, quando Mir viene intercettato, Tanveer non è più nella capitale, fatto sparire qualche mese prima dall’organizzazione dopo una serie di perquisizioni della Digos. L’allarme, però, non impedisce ai presunti terroristi di continuare a progettare un attentato. Scrive il gip di Cagliari: “L’allontanamento forzato dell’attentatore designato non fece comunque cadere i progetti delittuosi”.

Qualche incertezza gli inquirenti ce l’hanno invece sul possibile obiettivo. “Non è stato individuato con sufficiente livello di precisione”, scrive ancora il gip. Anche se “molto verosimilmente si trattava di un luogo pubblico di Roma”. Piazza San Pietro, come lascia intendere quella telefonata intercettata il 24 settembre 2010? Lo ipotizzano anche gli investigatori e lo confermerebbe un’altra intercettazione datata 19 settembre 2010: “Quella missione che noi ti abbiamo affidato, è importante eliminare il loro plar (capo, ndr)… Cosa hai fatto? Ci sono tanti soldi sul loro papa (o baba, ndr), noi stiamo facendo una grande jihad contro di lui”. Aggiunge in nota il gip: “I riferimenti al “capo”, secondo la Digos, potrebbero essere correlati al Pontefice (all’epoca Benedetto XVI, ndr), ma, come

si è detto, non vi sono elementi sufficientemente univoci per trarre questa conclusione”.
E c’è grande cautela anche in Vaticano, scosso ieri dall’operazione della procura di Cagliari: “Da quel poco che si dice – spiega il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi – sembra un’ipotesi del 2010 senza seguito. Quindi la cosa non è oggi rilevante e non è motivo di particolari preoccupazioni”.

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