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SCHEDA/ Dharahara, in macerie la torre simbolo di Katmandu

Con i suoi nove piani e i 62 metri di altezza, bianca e svettante un po’ come un minareto, l’imponente torre di Dharahara era un punto di riferimento nel paesaggio urbano di Kathmandu. Il terremoto l’ha praticamente sbriciolata, rasa al suolo e sepolta in pochi attimi insieme a centinaia di persone che come ogni giorno la stavano visitando. Ora le immagini di quel cumulo di macerie, fra le prime a fare il giro del mondo oggi dopo il sisma, sembrano destinate a rimanere l’icona di una tragedia che ha devastato il paese e ucciso migliaia di persone, ferendo piazze, palazzi e templi di un centro storico antico e bellissimo, che l’Unesco, già dal 1979, ha dichiarato patrimonio dell’Umanità. Costruita nel 1826 per la regina Lalit dal primo ministro Rana come parte del primo palazzo in stile europeo della città, la torre di Dharahara – conosciuta anche come Bhimsen Tower o Sundhara Hiti – era già stata gravemente danneggiata dal terremoto del 1934. I nepalesi l’avevano ricostruita con due piani in meno rispetto all’originale. Ed era diventata un punto di attrazione per i turisti, un po’ il simbolo di Kathmandu, tanto più che dall’alto del suo balcone, che dominava il labirinto della città vecchia, si godeva il panorama più bello sulla celeberrima valle ai piedi dell’Himalaya. «È come se da noi crollasse la Torre di Pisa o il Colosseo», dice il presidente della commissione nazionale italiana per l’Unesco Giovanni Puglisi, che sottolinea anche il problema dei materiali di costruzione in quelle valli. Per la torre ricostruita nel 1934, fa notare, «non era stato usato il cemento armato bensì polvere di marmo e lime», insomma «materiali molto poveri che quando arriva un terremoto di una simile portata non reggono l’impatto». La torre non è però il solo monumento ferito a morte dal sisma. Le notizie sono ancora frammentarie, ma l’impatto devastante del terremoto avrebbe colpito tutto il centro storico di Kathmandu, compreso il Palazzo Reale, nella meravigliosa Durbar square, il cuore più antico della capitale nepalese. In tutto sono sette i siti nepalesi iscritti nella prestigiosa lista del Patrimonio dell’Umanità, oltre alla Durbar Square di Kathmandu, la Durbar Square della vicina Patan e quella di Bhaktapur – l’incantevole cittadina medievale dove Bernardo Bertolucci ha girato Il Piccolo Buddha. E poi l’iconica ed enorme Stupa di Bodhnath (il più grande tempio buddista fuori dal Tibet) che domina lo skyline di Kathmandu, la Stupa di Swayambhunath anche conosciuta come il tempio delle Scimmie, il tempio di Pashupatinath, il più importante luogo di culto induista del Nepal, e Changu Narayan, a nord di Baktapur, ritenuto il tempio più antico del Nepal. «Ora è troppo presto per capire la portata generale del disastro», fa notare Puglisi. Che conclude con un appello perché il Nepal «non venga lasciato solo». «Ci vuole grande solidarietà – ribadisce -. E bisogna pensare ad una ricostruzione con materiali più resistenti».

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