| categoria: Roma e Lazio

Ci siamo, il Comune sta per esternalizzare i nidi

E’ inevitabile, troppo complicato e dispendioso muoversi in altra direzione. E chi è da anni in coda per un posto fisso si rassegni: d’ora in avanti i nidi aperti dal Campidoglio non saranno più pubblici, perciò dotati di personale interno (che costa troppo), ma affidati in concessione all’esterno, ovviamente con tariffe, orari e criteri del tutto analoghi. È quanto prevede lo schema di delibera sulla “Rete dei servizi educativi di Roma Capitale” predisposto dall’assessore alla Scuola Paolo Masini che, dopo il passaggio in giunta, dovrà essere approvato in aula Giulio Cesare. Un provvedimento che promuove, in barba a tutti i distinguo operati dall’amministrazione di centrosinistra, il modello di gestione indiretta e di sussidiarietà orizzontale voluti dal centrodestra. Cui addirittura si riconosce di aver talmente ben fatto nella gestione delle strutture 0-3 anni da consolidare ed estendere l’istituto della “concessione a soggetti terzi” introdotto nel 2010, sollecitandone “l’impiego privilegiato” rispetto ai nidi pubblici e in convenzione.

A partire da subito: i sei nuovi asili già pronti ma non ancora allestiti (a Casale Prampolini, Ponte di Nona, Villaggio Prenestino, Vecchio Sagittario, Massimina e Porta Portese) dal prossimo anno verranno infatti aperti “in franchising” per 5 anni mediante “apposita procedura ad evidenza pubblica di rilievo europeo”.
Una scelta dettata, innanzitutto, dal combinato disposto di due necessità: abbattere le “nutrite liste di attesa” che in città contano almeno 3.300 pargoli tagliati fuori dalle strutture comunali dedicate alla prima infanzia; rispettare le misure di finanza pubblica sul blocco del turnover e il contenimento dei costi imposto dal governo col piano di rientro. “La sperimentazione effettuata in relazione alla nuova formula gestionale” che ha coinvolto 2.250 bambini (450 per anno educativo) “ha dato esito positivo ed in linea con gli standard gestionali caratteristici delle altre strutture della rete integrata pubblico – privato, costituita da 206 nidi pubblici e da 217 nidi in convenzione”, recita la delibera.

E ciò grazie anche allo schema organizzativo prescelto: “La concessione dei locali a titolo gratuito, con assunzione a carico del concessionario delle attività di ordinaria e straordinaria manutenzione; la previsione di un prezzo/posto/mese/bambini a carico di Roma Capitale”, pari a 600 euro mensili. Una “formula gestionale innovativa” che “ha consentito di muovere significativi passi verso il raggiungimento dell’obbiettivo di riallineamento

dei costi di Ente ai costi standard di settore”. In soldoni, è assai più conveniente. Argomenti che hanno convinto la giunta Marino a promuovere la giunta precedente. Deliberando di “prevedere, in una logica di sistemica ed efficace programmazione educativa e tecnico finanziaria, l’impiego privilegiato di tale strumento”, a scapito di tutti gli altri finora adottati. Addio nido comunale, adesso i bambini si lasceranno dal concessionario.

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