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NEPAL/ Ansia per quattro speleologi italiani

Ansia per quattro speleologi italiani del Soccorso alpino che si trovavano in Nepal nel villaggio di Langtang, travolto da terra e detriti a causa della raffica di scosse sismiche che hanno devastato la regione centro-occidentale nepalese, e che da ieri non danno più notizie di sè. Sono Giuseppe ‘Pinò Antonini, 53 anni, di Ancona, Gigliola Mancinelli, anche lei di Ancona, medico anestesista, Oskar Piazza, del Soccorso alpino del Trentino Alto Adige, e Giovanni ‘Nannì Pizzorni, 52 anni, genovese, esperto torrentista. A lanciare oggi l’allarme parlando con l’ANSA è stato il fratello di Antonini, Roberto, che aveva sentito lo speleologo dopo la scossa di terremoto. Pino, che ha un telefono satellitare, era riuscito a mettersi in contatto anche con la compagna, poi più nulla. Antonini è specializzato in operazioni di grotta e forra. È direttore della Scuola forre del Soccorso alpino e tecnico di elisoccorso; la Mancinelli è anestesista rianimatrice al cardiologico ‘Lancisì ma anche tecnico speleologo; Piazza, della Scuola nazionale tecnici, è anche vice direttore della Scuola nazionale forre mentre Pizzorni è uno dei torrentisti più noti a livello nazionale. È anche formatore della scuola specializzata per questa pratica e vicedirettore della Aic Canyoing del Cai di Genova. Il gruppo si trovava nel villaggio maledetto per esplorare delle forre, ma avevano rinviato l’escursione a causa del maltempo. «Mio fratello – racconta Roberto Antonini – era lì perchè dovevano esplorare due canyon, ma so che erano rimasti nel villaggio». Piazza aveva comunicato con i colleghi trentini tre giorni fa. «Sono convinto che siano in difficoltà con le comunicazioni. Saranno lì a dare una mano, visto ciò che è accaduto», dice Adriano Alimonta, presidente del Soccorso alpino del Trentino. «Non voglio minimizzare – aggiunge Alimonta – ma per ora lo spirito con cui viviamo la vicenda è questo. È troppo presto per dire che sono dispersi. Per ora possiamo solo dire che sono fuori dalla portata delle comunicazioni. Certamente chi è a casa si preoccupa sempre, ma sappiamo che può succedere. Teniamo conto che potrebbero avere anche difficoltà a ricaricare i telefoni, pure avendo un pannello solare, se il tempo non fosse bello». «Ciò che sappiamo – dice ancora – è che erano nella zona di Langtang, che si trova più o meno a otto ore di automobile da Kathmandu più circa tre ore di trekking. Ma non so molto altro, perchè li avevamo sentiti nei giorni passati e non avevamo certo parlato a lungo, come sempre in questi casi. So solo che avevano comunicato prima del primo terremoto, dicendo che il tempo era brutto e che quindi avrebbero probabilmente rinviato le discese nelle forre che avevano in programma». Invita a non parlare ancora di ‘dispersì anche la presidente del Soccorso alpino delle Marche, Paola Riccio, che è in contatto con alcuni familiari dei quattro tecnici, mentre Danilo Repetto, vice delegato del soccorso alpino e amico di Pizzorni, assicura: «Cercheremo di metterci in contatto con alcune guide nepalesi. Abbiamo alcuni telefoni satellitari e proveremo ad avere notizie tramite questo contatto. Sono tornato da quella zona nei mesi scorsi e ho conservato alcuni numeri di guide che potrebbero essere utili. Nelle prossime ore proverò a chiamarli per sapere se sanno qualcosa».

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