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Assenteismo, Atac all’attacco: licenziati quattro autisti. Fuori anche tre dirigenti?

L’Atac passa al contrattacco, passa la linea dura nei confronti dei dipendenti assenteisti e dei dirigenti che hanno messo l’azienda nei guai. Quindi fuori quattro autisti e tre dirigenti. Per cominciare. Partiamo dagli autisti. Erano arrivati a totalizzare fino a 400 giorni di assenza per malattia in due anni, in gran parte presi in prossimità di ferie e giorni festivi. Ma, nonostante le visite fiscali e l’avvio di un procedimento a loro carico, continuavano a presentarsi molto raramente sul posto di lavoro. Per questo motivo l’Atac ha deciso di licenziare per «scarso rendimento» quattro autisti di bus del trasporto pubblico, assenteisti cronici.
Un segnale forte, da parte dell’azienda capitolina, lanciato subito dopo il caos scioperi di venerdì 17 aprile (quando il servizio era andato in tilt anche fuori dagli orari dell’agitazione sindacale) e in previsione di giorni, come il primo maggio, e periodi particolari, come il Giubileo, in cui i trasporti saranno un punto cruciale della macchina cittadina.
In particolare i quattro autisti hanno fatto complessivamente oltre 900 giorni di assenza (di cui più di 600 per malattia) tra 1 gennaio 2013 e aprile 2015. Il picco individuale è stato di 403 giorni di assenza (di cui 239 per malattia). La decisione è stata intrapresa da Atac «dopo un lungo periodo di osservazione – si legge in una nota dell’aziende del trasporto pubblico romano – nel corso del quale agli autisti interessati sono state segnalate le criticità riscontrate».Alta soprattutto la percentuale dei giorni di malattia (tra il 67 e il 74 per cento) ricadenti in prossimità dei giorni di riposo.
I DIRIGENTI/ Anche il caos del 17 aprile, con i treni evacuati a metà corsa porta a delle conseguenze. Sono 3 i dipendenti, tutti con funzioni apicali, per cui l’azienda aprirà un procedimento disciplinare che potrebbe portare dritto al licenziamento. Si tratta del capo della metro A, Guglielmo Renzi, del coordinatore dei macchinisti e dell’assistente coordinatore. Domani si riunirà la Commissione disciplinare e farà partire le lettere di contestazione. Poi i dipendenti messi sotto accusa avranno 7 giorni di tempo per fornire le proprie contro-deduzioni, assistiti dai loro legali. Dopodiché arriveranno le sanzioni, che il Campidoglio conta di mettere nero su bianco in pochi giorni, «entro metà maggio».
L’indagine interna che si è conclusa mercoledì ha identificato 9 responsabili per i disagi del «venerdì nero» della scorsa settimana. Un caos generato, secondo Atac, dagli errori nella programmazione dei turni ma anche dall’ordine di far evacuare, a metà percorso, i treni partiti regolarmente prima che scattasse la protesta, durante la cosiddetta «fascia di garanzia». In un caso, a Cinecittà, i passeggeri si sono rivoltati contro il conducente, che, temendo il pestaggio, ha abbandonato il convoglio, lasciandolo fermo in stazione con le porte aperte. Alla fine la linea A è rimasta sospesa per tutta la giornata, nonostante a convocare lo sciopero fossero state due sigle (Ugl e Sul) che rappresentano appena il 6% dei lavoratori Atac. L’ordine di far evacuare i treni è partito dalla Direzione Centrale Traffico, la sala operativa dove lavoravano 4 impiegati e un funzionario. Tutti e 5 sono stati messi sotto accusa. Le loro posizioni però, a leggere le carte della Commissione d’inchiesta, non vengono ritenute di una gravità tale da giustificare un licenziamento. Probabile che per loro si arrivi al trasferimento a un incarico minore. Un demansionamento. Il macchinista che ha abbandonato il treno a Cinecittà invece dovrebbe cavarsela con qualche giorno di sospensione.
Le posizioni più gravi sono invece quelle delle tre figure apicali. A partire dal responsabile di esercizio della metro A, Guglielmo Renzi, al timone della prima linea della metropolitana capitolina dal 20 gennaio di quest’anno. Ironia della sorte, la sua nomina era arrivata proprio dopo lo scandalo dei conducenti assenti in massa la notte di Capodanno, un episodio che aveva fatto saltare la poltrona del suo predecessore, Marina Adduce. La mossa però non ha dato i suoi frutti se, come si legge nella relazione finale dalla Commissione d’inchiesta, il nuovo responsabile della Metro A ora viene messo sotto accusa per la «mancata pianificazione delle attività fino all’inizio della fascia di garanzia». In sostanza, Guglielmo Renzi non avrebbe «ripianificato il servizio sulla base delle risorse disponibili per garantire il servizio» agli utenti. Il coordinatore dei macchinisti invece viene accusato della «mancata riprogrammazione dei turni» e della «mancata segnalazione agli uffici competenti per eventuali precettazioni», mentre l’assistente coordinatore non avrebbe «riposizionato i treni disponibili» per far ripartire le corse e non avrebbe «utilizzato correttamente i macchinisti disponibili, rimasti inattivi nonostante le forti carenze di risorse».

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