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LIBIA/ Siluro di Tripoli al negoziato, slitta l’accordo

Da Tripoli è arrivato un netto «no» alla bozza di accordo su cui l’Onu sperava di riconciliare questa settimana le due principali fazioni libiche. L’annuncio della bocciatura segna una battuta di arresto nei negoziati, messa comunque in conto dal mediatore delle Nazioni Unite, lo spagnolo Bernardino Leon. Il siluro di Tripoli rinvia la nascita di un governo di unità nazionale da formare con Tobruk che creerebbe un referente istituzionale nazionale con il quale la comunità internazionale potrebbe concordare le azioni contro l’immigrazione clandestina. Su questo sta lavorando l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Federica Mogherini, non senza difficoltà. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha respinto l’ipotesi di colpire i barconi degli scafisti, preferendo iniziative per fermare gli scafisti. Il Congresso nazionale generale (Cng), il parlamento di Tripoli non-riconosciuto dalla comunità internazionale, ha annunciato di aver respinto «completamente» e «all’unanimità» una bozza di accordo elaborata in maniera «sbilanciata» da Leon, che media nei negoziati con Tobruk. Secondo indiscrezioni, il rifiuto è dovuto soprattutto a un previsto prolungamento di due anni del parlamento di Tobruk, quello legittimo. Leon, dopo il round conclusosi in Marocco due domeniche fa, aveva detto di sperare in un sì dei due parlamenti per concludere un accordo già questa settimana. Quattro giorni prima aveva però avvertito che il processo avrebbe potuto richiedere «forse settimane». Attraverso un deputato, Tobruk ha fatto sapere di ritenere la bozza «equilibrata». Mentre l’agenzia Lana ha riferito che il congresso di Tripoli ha ribadito l’intenzione di volere una soluzione pacifica per la crisi in Libia. In sostanza, margini negoziali ci sono ancora. In queste stesse ore Mogherini ha in corso colloqui all’Onu allo scopo di sondare il possibile sostegno per un mandato del Palazzo di vetro ad un’azione della Ue e della comunità internazionale finalizzata ad arginare l’emigrazione clandestina attraverso la Libia. Come emerso dal vertice europeo della settimana scorsa, l’idea è quella di un’azione militare con azioni «chirurgiche» di distruzione dei barconi sulle coste libiche. «Distruggere le barche non è la strada giusta», ha però avvertito da Roma il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon: il numero uno delle Nazioni Unite ha fatto presente che distruggere imbarcazioni sarebbe un colpo all’economia libica legata alla pesca. Ban ha indicato quale alternativa la missione diplomatico-militare europea «Atalanta» che in Somalia – ha motivato – ha «aiutato a risolvere il problema della pirateria sia con la presenza di navi sulle coste che affrontando la situazione politica». Ma dalla Libia giungono anche segnali positivi come le indiscrezioni sul possibile nome del capo di un eventuale futuro governo di unità nazionale: molto gettonato è Abdel Rahman Shalgam, ambasciatore libico in Italia per oltre un decennio (tra il 1984 e il 1995), a lungo (dal 2000 al 2009) ministro degli Esteri ed ex (RPT: ex) rappresentante della Libia all’Onu.

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