| categoria: Dall'interno, politica

LOMBARDIA/ Spese pazze, 56 ex consiglieri a giudizio (anched Bossi jr e Minetti) e 3 condannati

Oltre tre milioni di euro di spese ‘allegrè con i fondi messi a disposizione dallo Stato per l’attività politica e istituzionale. Soldi pubblici usati tra il 2008 e il 2012 per necessità personali come regali di Natale, corone di fiori e necrologi sui quotidiani, rami di orchidee, un banchetto di nozze per la figlia, vacanze sulle neve o pernottamenti per il meeting di Cl a Rimini. E ancora, oltre ai moltissimi pranzi e cene, anche in ristoranti a cinque stelle e magari a base di aragosta o sushi, caricabatterie e custodie protettive per telefoni touch, I-Phone, computer, fino alle cartucce da caccia, ai ‘gratta e vinci,’ ai feltrini antiscivolo per le seggiole e ai Waferini. Per questo il gup di Milano Fabrizio D’Arcangelo ha mandato a processo, con l’accusa di peculato e per alcuni anche truffa, 56, tra ex consiglieri e consiglieri regionali della Lombardia, tra i quali Renzo Bossi, alias il Trota, e l’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi, nota per il caso Ruby, Nicole Minetti. Il giudice ha inoltre condannato con rito abbreviato a due anni di reclusione sia Carlo Spreafico (Pd) – passato alle cronache anche per il rimborso di una piadina con la Nutella -, sia Alberto Bonetti Baroggi, eletto nelle liste del Pdl e che ha restituito alla Corte dei Conti circa 50 mila euro in ristoranti, e a un anno e mezzo di carcere Angelo Costanzo (Pd). Assolto invece per un errore procedurale della Procura Guido Galperti, ex capogruppo e attuale deputato del Partito Democratico, il quale aveva già ottenuto, su richiesta dei pm, l’archiviazione nel merito ma si era poi visto chiedere il rinvio a giudizio per gli stessi fatti come semplice consigliere. Per lo stesso errore procedurale il gup ha anche dichiarato il non luogo a procedere per gli ex assessori Gianni Rossoni e Mario Scotti e l’ex capogruppo del Pd Carlo Porcari, anche loro archiviati nel marzo dell’anno scorso dal gip Gennaro Mastrangelo. Stralciata invece la posizione dell’ex assessore Francoli Nicoli Cristiani che ha chiesto di patteggiare una pena superiore ai due anni in continuazione con quella già patteggiata per la vicenda della discarica di Cappella Cantone, in provincia di Cremona. Così, il prossimo primo luglio, davanti ai giudici della decima sezione penale del Tribunale milanese, andrà in scena la ‘rimborsopolì lombarda. Delle 56 persone finite alla sbarra, in 5 hanno ancora un posto in consiglio Regionale – come Luca Gaffuri, ex capogruppo e attuale consigliere del Pd, Elisabetta Fatuzzo dei Pensionati e Alessandro Colucci di Ncd – mentre gli altri sono stati in carica durante le ripetute Giunte Formigoni. Nel lungo elenco di imputati ci sono Nicole Minetti, alla quale sono state contestate spese indebite per 19.651,96 euro, soldi in gran parte usati per ristoranti e bar, ma anche per l’acquisto di oggettistica all’Ikea e del libro ‘Mignottocrazià di Paolo Guzzanti. Poi c’è il Trota, il secondogenito di Umberto Bossi, il quale, per l’accusa, tra il 2010 e il 2012 si sarebbe appropriato della somma complessiva di 15.757,21 euro per aver messo in conto caramelle, gomme da masticare, cocktail come Mojito, Campari e Negroni, patatine, barrette ipocaloriche, giornali, sigarette, un I-Phone con custodia protettiva, caricabatterie, auricolari, un computer e il libro ‘Carta Straccià di Giampaolo Pansa. A processo poi sono finiti, tra gli altri gli ex assessori Romano Colozzi, Massimo Buscemi e Giulio Boscagli, l’ex presidente del consiglio regionale Davide Boni e l’ex consigliere Stefano Galli (entrambi in quota al Carroccio), l’ex consigliere Massimo Guarischi e l’ex capogruppo di Sel Chiara Cremonesi. A Galli sono state contestate spese illecite per 58.646 euro che comprendono circa 6 mila euro per il banchetto di nozze della figlia, 103 coperti, e un consulenza da 196 mila euro al genero. Boni invece, si legge nel capo di imputazione, sebbene «dal 2003 avesse trasferito la sua dimora abituale e il suo domicilio a Milano», avrebbe fatto credere alla Regione di vivere ancora a Sabbioneta (Mantova) «e da quel comune di raggiungere abitualmente il Consiglio». Per tanto, si sarebbe fatto liquidare a titolo di «spese trasporto», tra il 2003 e il 2011, circa 32mila euro. E poi, scrivono i pm, «dichiarando in data 2/11/2010, contrariamente al vero, di aver fatto rinuncia al servizio di autista fornito da Regione Lombardia, si faceva liquidare, in virtù di una delibera di Presidenza (…) emanata dallo stesso Davide Boni, 69.484 euro per il 2010 e il 2011». Per la vicenda è aperto anche un procedimento davanti alla Corte dei Conti, già risarcita da alcuni come Minetti e Bonetti Baroggi. Per il presidente Roberto Maroni, si tratta comunque di vicende che riguarda solo il passato. «Adesso le regole sono cambiate», sottolinea Maroni, citando i controlli e la riduzione degli stanziamenti ai gruppi. Mentre il capogruppo dei cinque stelle, Dario Violi chiede le dimissioni dei consiglieri coinvolti nell’inchiesta che siedono ancora nell’Aula del Pirellone «come per esempio Luca Gaffuri (Pd) ed Elisabetta Fatuzzo (Pensionati)».

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