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MAGGIO FIORENTINO/ I tecnici scioperano, Fidelio in forma di concerto

Fidelio di Beethoven e apertura del 78mo Festival del Maggio Fiorentino ‘azzoppato’ da uno sciopero dei tecnici proclamato dalla Cgil. Impossibile, dunque, stasera mettere in scena il capolavoro di Beethoven in forma di opera. Il pubblico da gran galà s’è dovuto ‘accontentare’ di una versione concertistica con i cantanti in costume ma niente luci ed effetti, niente cambi di scena (rimasta fissa quella della prigione). Impeccabile, come sempre, l’esecuzione di Orchestra e coro del Maggio, diretti dal grande Zubin Mehta. Ma molti non hanno potuto nascondere una punta di delusione e di disappunto, come se fossero stati invitati ad un gran banchetto e fosse stato loro servito un aperitivo con buffet, seppur ricco. Tra il pubblico anche la moglie del premier Matteo Renzi, Agnese. Introdotto da Zubin Mehta prima dell’inizio del concerto, il sovrintendente del teatro Bianchi ha spiegato che «questa rappresentazione va in scena in forma di concerto e non scenica per la situazione creata dalla Cgil». «Cambi di scena e di luci non saranno possibili – ha aggiunto – per l’atteggiamento irresponsabile della Cgil che pretende di ottenere oltre ciò che noi possiamo concedere. Noi agiamo in quadro di legge oltre il quale non possiamo andare». I lavoratori in sciopero non si sono lasciati suggestionare da appelli e commenti indignati. Le ragioni della mobilitazione affondano le radici nella crisi del Maggio, superata a fatica, ma con uno strascico di esuberi di personale (50 addetti) che ha indotto la Cgil a usare quello che molti ammettono essere l’unica, ultima leva dei lavoratori per farsi ascoltare: l’astensione dal lavoro, non in un giorno qualunque, ma per l’apertura del festival. Non era stato tenero il sindaco di Firenze, Dario Nardella, che aveva invitato la città a mobilitarsi per evitare «una figuraccia nazionale ed internazionale» con il rischio di «perdere una occasione straordinaria». «Questo gesto della Cgil è un clamoroso autogol che colpisce il prestigio di Firenze, un atto grave, dannoso, verso la città, la fondazione, la musica, l’opera, privo di fondamento, incomprensibile» ha tuonato il sindaco prima di entrare in sala. Si è tentato di scongiurarlo fino all’ultimo, con un incontro last minute, stamane: ma, secondo il sindacato, non si è aperto alcuno spiraglio utile a revocare lo sciopero. Continua a sussistere, ha spiegato Cristina Pierattini della Cgil, «la mancanza di garanzie nelle riassunzioni da parte del Teatro degli addetti in esubero». Confermati anche i successivi scioperi in occasione delle repliche dello spettacolo. Per questo allestimento fortemente simbolico della condizione umana e dell’aspirazione alla libertà, una sorta di caduta nell’inconscio, erano stati progettati proiezioni e giochi di luci. Chi ha visto le prove racconta che l’efficacia narrativa delle immagini sarebbe stata altissima. Il maestro Mehta diresse per la prima volta Fidelio proprio a Firenze nel 1969 con la regia di Giorgio Strehler e l’allestimento di Ezio Frigerio. In questa edizione, delle quattro versioni di ouverture è stata scelta la quarta, quella più utilizzata in genere, però la terza, che normalmente viene eseguita solo in forma di concerto, è stata inserita prima della conclusione dell’opera. Il pubblico ha fortemente apprezzato la prova di Mehta, orchestra, coro e cantanti (Don Fernando Eike Wilm Schulte; Don Pizarro Evgeny Nikitin; Florestan Burkhard Fritz; Leonore Ausrine Stundyte) tributando loro lunghi e convinti applausi.

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